Catania, arrestato “Saretto ‘u furasteri”. Capo dei Cursoti milanesi è accusato di un omicidio commesso trent’anni fa

Nella serata di ieri, la Polizia di Stato, nell’ambito di servizi eseguiti dalla Squadra Mobile nel rione di Nesima Superiore, ha sequestrato un arsenale di armi, tra cui una famigerata “penna pistola"

Nel pomeriggio di ieri, su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa il 2 maggio scorso dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di Rosario Pitarà, (classe 1954), inteso “Saretto ‘u furasteri”, pregiudicato, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, in quanto ritenuto responsabile del reato di omicidio, con l’aggravante di avere agito per motivi futili e abietti, essendosi avvalso delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata Cursoti milanesi e con premeditazione.

La misura cautelare compendia gli esiti di indagini, delegate dalla Procura – D.D.A. di Catania, ed eseguite dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata a riscontro delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Concetto Bonaccorsi che, assieme a quelle già rese da altri collaboratori di giustizia (Franco Russo e Roberto Testa) hanno consentito di acquisire gravi elementi probatori a carico di Rosario Pitarà in ordine all’omicidio di Gaetano Salici (classe 1962), attinto da numerosi colpi di arma da fuoco la sera del 2 agosto del 1987.

Invero, alle 19.15 circa del 2 agosto 1987, in via Lazio, nel rione di Nesima Superiore, Salici veniva attinto da colpi d’arma da fuoco e, immediatamente soccorso, decedeva durante il trasporto in ospedale. I testimoni oculari riferivano che vi era stato un inseguimento, a opera del killer, che aveva avuto inizio in via La Marmora ed era terminato innanzi a una bancarella di via Lazio, dove Salici era stato attinto da diversi colpi d’arma da fuoco.

In sede di sopralluogo, sul posto del delitto vennero rinvenuti e sequestrati 5 bossoli cal. 7,65.

Lo stesso 2 agosto, pochi minuti dopo la consumazione del delitto, l’equipaggio di una Volante sorprendeva Giovambattista Guglielmino (classe 1962) in via Barsanti, luogo non lontano da quello dell’omicidio, mentre appiccava il fuoco a un’autovettura Fiat Uno.

Sulla base degli elementi raccolti Guglielmino veniva posto in stato di fermo perché gravemente indiziato di concorso nell’omicidio di Salici e veniva condannato, per tale fatto, dalla Corte di Assise di Appello di Catania, alla pena di 16 anni e 6 mesi di reclusione.

Non era stato possibile, invece, risalire all’autore materiale dell’omicidio.

In base alle dichiarazioni di Bonaccorsi, corroborate da quelle di Testa, testimone oculare del delitto, occasionalmente presente ai fatti, l’omicidio di Salici era stato deliberato ed eseguito da Rosario Pitarà perché ritenuto coinvolto in un attentato, non andato a buon fine, in pregiudizio del predetto Pitarà, ordito da esponenti della famiglia Santapaola.

Invero, circa il movente dell’omicidio, entrambi i citati collaboratori riferiscono che erano in corso da parte di affiliati al clan Santapaola tentativi di uccidere Pitarà, in quanto considerato killer spietato e scomodo per gli avversari. Il fratello di Salici, avendo appreso che alcune persone si erano recate dal fratello Gaetano per chiedergli informazioni su dove si trovasse “Saretto ‘u furasteri”, aveva riportato la notizia al Pitarà, il quale si era convinto che Salici avesse fornito supporto per l’agguato.

In effetti, il 30 luglio 1987, alle 18 circa, in via San Leone angolo via Dell’Adamello, vi era stata una sparatoria e dalle notizie confidenziali era emerso che Rosario Pitarà era stato oggetto di un attentato, al quale era riuscito a scampare.

Rosario Pitarà, esponente storico della famiglia mafiosa dei Cursoti milanesi, con ruolo di vertice nell’ambito della medesima organizzazione, era stato scarcerato il 18 agosto 2017, dopo un lungo periodo di detenzione.

Espletate le formalità di rito, l’uomo è stato associato alla casa circondariale di Catania – Bicocca.


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