Catania, operazione “Black Job”: revocata dal Gip la misura cautelare nei confronti di Ignazio Maugeri

"A seguito dei chiarimenti forniti dall'indagato e della documentazione prodotta in sede di interrogatorio – scrive il GIP - sono venuti meno i gravi indizi per il concorso in corruzione contestato al Maugeri"

Il Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Catania, l’8 maggio scorso, ha revocato la misura cautelare emessa nei confronti di Ignazio Maugeri, presidente del Consiglio di amministrazione di Enaip Asaform Sicilia che disponeva il divieto di esercitare attività d’impresa o assumere uffici direttivi in persone giuridiche.

La misura interdittiva era stata decisa nell’ambito dell’inchiesta denominata “Black job” che ha coinvolto i vertici dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Catania ed eseguita il 3 maggio 2018. L’istanza di revoca è stata presentata in sede d’interrogatorio di garanzia: “A seguito dei chiarimenti forniti dall’indagato e della documentazione prodotta in sede di interrogatorio – scrive il giudice per le indagini preliminari – sono venuti meno i gravi indizi per il concorso in corruzione contestato al Maugeri“.

Il mio assistito – ha commentato l’avvocato Giuseppe Rapisarda – ha spiegato che la richiesta rivolta all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, non era finalizzata a dimostrare l’avvenuto pagamento integrale delle spettanze di “tutti” i lavoratori, ma solo del debito residuo. Alla richiesta infatti è seguita una trasmissione per posta elettronica dei documenti che comprovano l’esistenza di tale debito residuo. La richiesta è stata fatta  personalmente da Maugeri per ragioni di inevitabile cointeressenza dovute alla sua obbligazione solidale nei confronti dei dipendenti. Ha chiarito inoltre che nessun aiuto ha ricevuto dal dirigente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro con riferimento alla richiesta di proroga rivolta all’Ispettorato di Trapani. Il Giudice ha disposto la revoca ritenendo scemati gli indizi, anche alla luce dell’interpretazione alternativa lecita del contenuto delle poche conversazioni intercettate, fornite dal mio assistito”.


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