Operazione “Aquila”: pizzo, armi, droga e voto di scambio. Tutte le “attività” dei due gruppi di Acireale e Aci Catena

L’indagine ha inoltre consentito di fare luce sul tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, avvenuto, a Fiumefreddo di Sicilia, il 28 agosto 2007

In data odierna, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, circa 200 militari del comando provinciale Carabinieri di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, nei confronti di 18 soggetti (di cui 15 presunti appartenenti alla “Famiglia” Santapaola-Ercolano e, in particolare, alle frange operanti ad Acireale e Aci Catena), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni con l’aggravante del metodo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Il provvedimento trae origine da un’indagine, denominata “Aquilia”, condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania e diretta dalla Dda, dall’ottobre del 2015 al gennaio del 2018, attraverso attività tecniche e dinamiche, riscontrate dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che ha consentito di accertare la responsabilità degli indagati in ordine alla loro appartenenza a due gruppi per così dire storici della famiglia di Catania, quelli, appunto, operanti ad Acireale e Aci Catena, già riconducibili al noto Sebastiano Sciuto, detto “Nuccio Coscia”, recentemente scomparso per cause naturali, e di definire la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli dei singoli affiliati nell’ambito del sodalizio mafioso in questione.

In particolare, le indagini dei Carabinieri si sono sviluppate a seguito della decisione di collaborare con la giustizia intrapresa, nel luglio del 2015, da Gaetano Mario Vinciguerra, già reggente pro tempore del gruppo di Aci Catena, il quale non solo forniva un quadro aggiornato degli organigrammi dei gruppi, indicando capi e soldati, ma consegnava anche un elenco dettagliato delle imprese commerciali costrette, da anni, all’imposizione del pizzo. Nel corso delle indagini venivano inoltre acquisiti elementi di reità in ordine ad attività estorsive consumate e tentate in pregiudizio di 8 imprenditori locali, alcune delle quali dipanatesi nell’arco di svariati anni, al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa d’appartenenza.

Tra gli arrestati figura anche l’ex deputato regionale Raffaele Pippo Nicotra, a cui vengono contestati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata e scambio elettorale politico mafioso, ossia per avere, attraverso la corresponsione di somme di denaro per le elezioni del 2012, determinato esponenti del gruppo di Aci Catena a promettere di procurare voti in occasione delle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana tenutesi in quegli anni, attraverso la forza di intimidazione e la conseguente condizione di assoggettamento e omertà derivanti dall’appartenenza al gruppo mafioso.

L’indagine ha inoltre consentito di fare luce sul tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, avvenuto, a Fiumefreddo di Sicilia, il 28 agosto 2007.

Secondo il racconto di due collaboratori di giustizia, Tornabene, già responsabile del gruppo di Giarre per conto della frangia acese riconducibile a Sebastiano Sciuto, e curatore degli “interessi” di quest’ultimo, attraverso la costituzione di società in diverse attività commerciali, disattendeva gli accordi economici intrapresi con lo stesso Sciuto, tant’è che il figlio di questi, Stefano, unitamente ad altri soggetti rimasti allo stato senza volto, la sera del 28 agosto 2007, lungo via Marina di Fiumefreddo di Sicilia, attentava alla sua vita, esplodendogli contro tre colpi di pistola all’addome, che, fortunatamente, non avevano seguito, a causa della pronta reazione della vittima, fuggita da un’uscita secondaria della propria struttura ricettiva, in cui si trovava al momento dei fatti, scampando miracolosamente all’agguato.

All’attività investigativa svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale si affianca, poi, una indagine parallela, svolta dai colleghi della compagnia di Acireale e confluita nel provvedimento cautelare eseguito quest’oggi, sul conto di soggetti orbitanti in seno alle medesime frange mafiose, chiamati a rispondere di furto, estorsione aggravata (nel settore delle auto rubate, attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”) e di reati concernenti gli stupefacenti e le armi.

Dei diciotto provvedimenti emessi, infatti, tre sono riferibili all’attività investigativa anzidetta.

In definitiva, quindici provvedimenti cautelari sono stati notificati ad altrettanti soggetti in libertà, mentre tre sono stati notificati in carcere ad altrettanti indagati, ristretti per altra causa.

Elenco arrestati:

  1. Fabio Arcidiacono, classe 1984  (in carcere a Catania Piazza Lanza)
  2. Fabrizio Bella, classe 1964 (in carcere a Caltanissetta)
  3. Rodolfo Bonfiglio, classe 1980,  in atto detenuto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).
  4. Cirino Cannavò, classe 1972  (agli arresti domiciliari)
  5. Fabio Vincenzo Cosentino, classe 1978 (in carcere ad Agrigento)
  6. Gianmaria Tiziano Cosentino, classe 1981  (in carcere a Palermo)
  7. Danilo Tommaso Failla, classe 1979 (in carcere a Caltanissetta)
  8. Salvatore Nunzio Fonti, classe 1970 (in carcere a Caltanissetta)
  9. Camillo Grasso, classe 1968 (in carcere a Caltanissetta)
  10. Antonino Francesco Manca, classe 1978, in atto detenuto nel carcere di Noto (SR)
  11. Mariano Massimino, classe 1986,  (in carcere a Catania Piazza Lanza)
  12. Mario Nicolosi, classe 1966  (in carcere a Caltanissetta)
  13. Raffaele Giuseppe Nicotra, classe 1956 (in carcere a Catania Bicocca)
  14. Camillo Pappalardo, classe 1970 (in carcere a Palermo)
  15. Concetto Puglisi, classe 1981 (in carcere ad Agrigento)
  16. Giuseppe Rogazione, classe 1974 (in carcere ad Agrigento)
  17. Santo Paolo Scalia, classe 1974  (in carcere a Palermo)
  18. Stefano Sciuto, classe 1982,  in atto detenuto nel carcere di Asti.


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