Catania, “Oltre il muro del pregiudizio”: inaugurato il nuovo murale del Centro per l’Integrazione attiva e partecipata

Il rettore Francesco Basile: “Tutti noi dobbiamo andare oltre le barriere per migliorare e valorizzare le attività per i diversabili”

“Dobbiamo andare oltre le barriere, sia gli studenti diversamente abili, sia tutti noi per migliorare i servizi a loro rivolti. E per ottenere questo risultato ritengo che sia molto importante l’apporto del Comune di Catania perché integrando le nostre attività con quelle dell’amministrazione comunale potremo fornire servizi migliori nel campo della mobilità, della socialità e dell’assistenza al diversabile. La giornata di oggi rappresenta, quindi, un momento significativo per l’Ateneo e per la città di Catania, perché da adesso occorre dare sostegni reali“. Con queste parole il rettore dell’Università di Catania, prof. Francesco Basile, ha aperto la cerimonia di inaugurazione, in occasione della Giornata Internazionale delle persone con Disabilità, del murale “Voronoi Extravaganza – Oltre il muro”, realizzato dallo street artist caltagironese Salvo Ligama, grazie alla collaborazione di Giuseppe Stagnitta, curatore di Emergence Festival, nel “Cortile dell’Accoglienza”, il piazzale del Centro per l’Integrazione Attiva e Partecipata dell’Università di Catania in via Antonino di Sangiuliano.

Alla cerimonia hanno partecipato anche il prorettore Giancarlo Magnano San Lio e l’assessore comunale ai Servizi sociali, Giuseppe Lombardo, che ha evidenziato la “necessità di una collaborazione tra il Comune e l’Università per avviare un dialogo serio, costante e proficuo sui diversamente abili con interventi sempre più mirati perché la disabilità deve essere un valore aggiunto alla nostra società e non un disvalore“.

Sul murale è intervenuto il presidente del Cinap, prof. Massimo Oliveri, promotore dell’opera finalizzata “a far diventare il muro uno spazio di un’opportunità, visto che non è possibile rendere trasparenti le pareti che delimitano il nostro cortile, affinché tutto il territorio possa vedere le molteplici attività che si svolgono al suo interno e ascoltarne il messaggio sociale, condividendolo con la partecipazione e il supporto“. “Abbiamo pensato di abbellirlo e nello stesso tempo di superarlo, di ‘sfondarlo’ con la realizzazione di un murale che, da una parte interpretasse il concetto di superamento delle barriere che si frappongono ai rapporti interpersonali, e dall’altra, come opera artistica, valorizzasse adeguatamente il nostro splendido edificio, già sede dell’Accademia di Belle Arti” ha aggiunto il presidente del Cinap.

Non casuale anche la scelta del luogo: “Lo abbiamo voluto chiamare ‘Cortile dell’Accoglienza’ e non poteva esserci altra denominazione – ha spiegato il prof. Oliveri –. Il primo atto del nostro Centro deve essere l’accoglienza incondizionata, che non contempla la parola “diversità”, ma ha “servizio” come sua parola d’ordine. Per questo siamo impegnati in progettazione di percorsi formativi individuali per offrire quei servizi specifici (Lis, trasporto, tutorato, counseling) che permettono ai nostri studenti, indipendentemente da quale sia la disabilità o il disturbo specifico dell’apprendimento, di vivere in autonomia la loro storia universitaria e raggiungere il traguardo della laurea prima e quello dell’inserimento lavorativo successivamente“.

Il dipinto è stato realizzato dall’artista Salvo Ligama, originario di Caltagirone, ma ormai romano di adozione, diplomato in Grafica pittorica all’Accademia di Belle Arti di Catania, dove è stato assistente alla cattedra d’incisione sino al 2015. L’autore ha dato una interessante interpretazione del soggetto a lui proposto: “L’opera nasce da un’analisi visiva del diagramma di Voronoi (dal nome del matematico Georgij Voronoi) che – secondo l’artista – rappresenta bene l’atteggiamento del genere umano all’interno delle società complesse: tendiamo sempre a stare più vicino a ciò che ci somiglia, a creare degli insiemi, delle forme irregolari e adiacenti che ci rassicurano, delle barriere, dei confini, utilizzo, dunque, la forma e il colore come metafora antropologica e come monito comportamentale. Estensioni cromatiche traslate, perché attraverso la traslazione fanno da collante relazionale in un tessuto umano da ricostruire, affinché si manifesti una rete connettiva universale“.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo