Omicidio a Giarre, la Cgil: “la lotta al femminicidio va trattata come emergenza al pari della battaglia contro la mafia”

I Carabinieri indagano per accertare se si sia suicidato o se il colpo che lo ha ferito mortalmente sia partito accidentalmente durante una colluttazione con un familiare della vittima

“Il dolore per l’ennesima donna uccisa al culmine di un atto di violenza ci addolora e macchia di amarezza questi ultimi giorni del 2018. Oggi è toccato a Sara Parisi, ieri a Stefania, Laura, Giordana e a tutte le altre vittime di femminicidio a Catania e nel resto del mondo; sono sorelle, madri, figlie, amiche  cadute per mano di un senso di possesso malato che non possiamo continuare ad ignorare”.

La Cgil di Catania commenta così per bocca del segretario generale Giacomo Rota e della responsabile del Dipartimento di genere, Angela Battista, l’omicidio avvenuto ieri mattina a Giarre. Nel pomeriggio, inoltre, è morto nella sala operatoria dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove era stato trasportato con un elicottero del 118, Francesco Privitera, 58 anni, muratore, che ha ucciso per gelosia con diversi colpi di pistola l’ex moglie, Rosaria Parisi, 58 anni, badante, vicino l’abitazione della donna. L’uomo, in codice rosso, era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. I Carabinieri indagano per accertare se si sia suicidato o se il colpo che lo ha ferito mortalmente sia partito accidentalmente durante una colluttazione con un familiare della vittima.

“La lotta al femminicidio deve essere considerata un’emergenza nazionale e civica al pari della lotta alla mafia, – sottolinea Angela Battista – e come tale deve avvalersi di strumenti sostenuti organicamente dallo Stato e da ogni sua espressione, compresa la scuola e il sistema sanitario pubblico. Anche l’omicidio avvenuto a Giarre è stato consumato in strada con un’arma da fuoco. Su questo dovrebbero riflettere i nostri attuali governanti sempre più avviati verso soluzioni estreme sul possesso e la detenzione delle armi  e non certo alla prevenzione”.

Ultimo  aspetto , ma non per importanza, quello culturale: “è necessaria la diffusione  di una cultura del rispetto  e del confronto tra i sessi nella più giovane età, così come in quella matura. – conclude Rota- Elemento quest’ultimo non tenuto ancora in sufficiente considerazione dal nostro sistema sanitario ed educativo. Come Cgil facciamo la nostra parte, ma serve un lavoro comune e di livello culturale e scientifico elevato. L’allarme esiste. Inutile e persino stupido negarlo”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo