Cara di Mineo verso la chiusura, il direttore Magnano: “ora tavolo di concertazione per risolvere le tragedie umane”

Francesco Magnano

Entro febbraio saranno 150 gli ospiti che avranno lasciato il Cara di Mineo per andare in strutture più piccole

“Per meglio comprendere il fenomeno migratorio italiano, è fondamentale liberarsi da ogni sovrastruttura mentale”. Così il direttore del Cara di Mineo, Francesco Magnano,  spiega la situazione dei flussi migratori verso l’Italia e la più complessa struttura dell’accoglienza. “Il decreto sicurezza del 4 ottobre ha ingenerato occasione di strumentalizzazione politica, che nulla ha a che vedere con la gravità ché da più parti è stata volutamente ignorata” prosegue.

Il Paese ha accolto negli ultimi anni 500mila immigrati. “Siamo stati insuperabili nella gestione della prima accoglienza. Purtroppo come nella migliore tradizione italiana abbiamo gestito in emergenza ciò che assumeva sempre più carattere strutturale – afferma Magnano -. Oggi i porti d’Europa sono chiusi perché il governo italiano ha puntato i piedi su di una gestione che fino a oggi è rimasta in mano all’Italia. Dublino da un lato, con le pastoie accettate passivamente dal governo Berlusconi, e l’incapacità dei governi succedutesi dall’altro, hanno di fatto realizzato l’invisibile abbandonò di 600mila persone, senza documenti, intrappolati nella mancanza di accoglienza e assistenza sociale e legale di quelli che ho volutamente definiti Zombie. Qual’era il senso di un’accoglienza destinata all’abbandono di centinaia di migliaia di esseri umani? I porti chiusi producono naufragi e morte? Ma i 15mila affogati nel canale di Sicilia nei 4 anni precedenti il blocco dei porti, erano forse figli di un dio minore? Se in autostrada un tunnel rimane bloccato per un incidente stradale, la cosa più sensata da fare, non è forse quella di impedire l’accesso ai veicoli? Qual è il senso di continuare a permettere sbarchi senza limiti e non occuparsi dei 600mila dannati privati di ogni diritto? In applicazione alle indicazioni del Ministro Salvini, ci prepariamo a chiudere il Cara di Mineo“.

Entro febbraio, infatti, saranno 150 gli ospiti che avranno lasciato il Cara di Mineo per andare in strutture più piccole. “Si porrà allora la questione occupazionale per i lavoratori che per 8 anni hanno avuto un reddito. L’economia calatina è fin troppo fragile per permettere una rapida ricollocazione – conclude -. Tante le questioni aperte. Solo un serio tavolo di concertazione potrà permettere una giusta risolutezza delle tragedie umane dentro e fuori dal Cara di Mineo”.


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