Esuberi alla Sirti, ieri corteo unitario interregionale in piazza a Catania e incontro con il Prefetto

In particolare, in Sicilia rischiano di rimanere senza occupazione 148 dipendenti a Belpasso, 152 a Carini e 96 a Catanzaro

“No alla macelleria sociale in Sirti. No alla pratica dei massimi ribassi. Il Governo eviti i licenziamenti in un settore che non conosce crisi e avvii subito un apposito tavolo al Mise”.

Erano in centinaia  alla manifestazione sindacale unitaria organizzata a Catania; provenienti dal sud Italia, i lavoratori della Sirti a rischio di licenziamento hanno sfilato da piazza Roma sino a Palazzo Minoriti. Al Prefetto di Catania hanno chiesto di farsi portavoce sul territorio regionale e nazionale, affinché vengano ritirati gli 833 esuberi (su 3.692 addetti) distribuiti in tutta la Penisola.

In particolare, in Sicilia rischiano di rimanere senza occupazione 148 dipendenti a Belpasso, 152 a Carini e 96 a Catanzaro.

Eppure gli slogan urlati sotto le bandiere di Fiom Cgil, FIM Cisl e Uilm Uil hanno sottolineato la forte volontà dei lavoratori di continuare – uniti- una lotta non solo per la salvaguardia dei posti di lavoro ma anche per la consapevolezza che il ruolo degli operai Sirti, in termini di qualità e sicurezza, è stato imprescindibile per tutta la filiera. Come dimostrato anche dalla presenza dei lavoratori Slc Cgil (settore comunicazione e dunque di grandi aziende come la Vodafone) che hanno così manifestato il loro appoggio ai colleghi.

Una volta giunti di fronte alla Prefettura, sono intervenuti per un breve comizio i coordinatori nazionali Pietro Locatelli (Fiom), Marco Giglio (Fim), Michele Paliani (Uilm), Roberto Mastrosimone  della Fiom Cgil Sicilia,Piero Nicastro, segretario generale Fim Cisl Sicilia,

Silvio Vicari, segretario generale della Uilm Sicilia, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Catania, Giacomo Rota, Maurizio Attanasio ed Enza Meli. Intervenute anche le RSU dei vari stabilimenti. Tutti concordi nell’affermare con forza, che i provvedimenti di licenziamento vanno subito respinti. Non c’è alcuna crisi che li giustifichi.

Al Prefetto di Catania è stato consegnato un documento ufficiale firmato da FIM, Fiom e Uilm nazionali, in vista dell’incontro di domani al Mise. Tra i punti caldi, la richiesta di “un’analisi congiunta”, per comprendere “le tendenze e le prospettive del settore a breve-medio termine”,  la progressiva dismissione della “rete rame” in luogo della fibra ottica, nonché l’implementazione della cosiddetta Banda larga e solo “Conseguentemente – si legge nel documento – si capiranno le ricadute circa il fabbisogno occupazionale che la suddetta implementazione tecnologica potrà comportare e sarà possibile individuare gli strumenti più idonei per il governo di questa fase di passaggio”.

Per i sindacati “sarà necessario un piano straordinario di ammortizzatori sociali, non solo per accompagnare le fuoriuscite del personale longevooltre a quota 100 potremmo avere beneficio se si riaprono i termini per i lavoratori esposti all’amianto, per i lavori usuranti e infine per i cosiddetti lavoratori precoci – ma soprattutto per favorire la riconversione professionale e il ringiovanimento del personale da avviare alle nuove tecnologie, anche informatiche, richieste dal mercato e dai committenti”. Sul criterio del “massimo ribasso”, è stata segnalata la “conseguente forte penalizzazione delle imprese più grandi, strutturate e distribuite sul territorio, rispettose della contrattazione (collettiva ed integrativa) e delle norme in materia di salute e sicurezza. Il criterio della minore offerta, quindi, favorisce direttamente le piccole imprese (prive di una struttura organizzata e spesso di una tutela contrattuale adeguata) con conseguente diniego delle tutele minime che dovrebbero essere garantite ai propri lavoratori (in termini di orari e condizioni di salubrità).Pertanto, occorre ridefinire i criteri di ammissione alle gare”.


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