Catania, convegno Cgil: si riuniscono i “corpi intermedi” della città

Si tratta di un potere di rappresentanza fondamentale per la tenuta di una democrazia

Tecnicamente sono i “corpi intermedi”, nella sostanza sono tutti quei sindacati, associazioni di imprese o industrie, e partiti politici che fanno da cuscinetto tra i cittadini  e il potere istituzionale. Si tratta di un potere di rappresentanza fondamentale per la tenuta di una democrazia, ma in Italia sembra che il potere auspichi sempre di più la sua fine. Cosa sta accadendo? È questo il tema del convegno della Cgil di Catania tenutosi martedì dal titolo “Democrazia e Costituzione: il ruolo dei corpi intermedi. Le forze sociali per i corretti processi decisionali” . 

I lavori sono stati aperti dal segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota, che non ha esitato a richiamare un rischio antidemocratico in corso nel Paese: “senza rappresentanza non c’è espressione dei cittadini, non c’è la molteplicità delle voci, ma il decisionismo e gli interessi dei pochi al potere. Dare addosso ai sindacati, alle sigle che rappresentano imprese ed industrie, significa opacizzare il sistema democratico e antifascista che ha fatto grande l’Italia al prezzo di migliaia di vite”.

La relazione del convegno è stata affidata alla segretaria confederale della Cgil di Catania, Rosaria Leonardi: “Assistiamo, con sconcerto, al diffondersi di aggressioni verbali e di comportamenti materiali che nascondono il disprezzo per le istituzioni rappresentative, poste sempre più ai margini del sistema politico – ha detto -. Un susseguirsi di semplificazioni dei processi decisionali estranei alle complesse logiche di una democrazia reale.  Si pensi, ad esempio alle politiche, antimigratorie, trattate esclusivamente come questioni di ordine pubblico e di sicurezza, dunque del tutto estranee ad ogni preoccupazione di tutela dei diritti fondamentali  delle persone coinvolte”. 

Cosa fa allora la Cgil? Continua a credere nell’operato unitario, non solo tra sigle sindacali, ma anche con le sigle datoriali, di aziende e cooperative, che hanno risposto positivamente all’invito. E combatte quei contratti pirata stilati con sigle sindacali che non posseggono alcun titolo di legge (non firmatari di accordi nazionali, dunque), per avere voce in capitolo. A fine convegno il clima era quello del voler stare insieme, tenendo conto delle differenze, ma con il preciso obiettivo di salvare il valore di rappresentanza.

Ai lavori della Cgil sono intervenuti il docente Agatino Cariola, Ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Catania, Debora Colicchia, presidente della Legacoop Sicilia orientale, Giovanni Grasso, direttore Confindustria di Catania, Riccardo Galimberti, presidente Confcommercio di Catania, Giuseppe Di Silvestro presidente CIA Sicilia orientale, e Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia.

Dopo il dibattito ha concluso i lavori la segretaria confederale della Cgil nazionale, Ivana Galli.

Il docente  Cariola, applauditissimo dalla  platea, ha sottolineato il valore dell’ art.39 della Costituzione della Repubblica che prevede che i sindacati possono, essere rappresentati unitariamente in proporzione ai loro iscritti.

“Una democrazia è compiuta solo se valorizza le diverse espressioni sociali – ha detto -. Il sindacato è una componente essenziale della democrazia economica e dunque anche della democrazia politica. Inoltre, sia il sindacato dei lavoratori che dei datori di lavoro, hanno diritto a regolare i reciproci rapporti. Ma in questi mesi si respira un’aria di insofferenza nei confronti di tutto ciò che è diverso dalla democrazia identitaria”.

Per Debora Colicchia di LegaCoop, “anche alle cooperative sta mancando il riconoscimento di corpo intermedio, sia a livello nazionale che locale. Come siciliani siamo faticosamente riusciti ad ottenere un incontro con Di Maio; era necessario, perché ci sono differenze territoriali così come differenti istanze. La Sicilia non è l’Emilia Romagna”.

Il direttore Giovanni Grasso spiega  che come “ruoli intermedi vediamo riconosciuta sempre meno la nostra importanza. Per noi non è un problema di identità ma è necessario che le rappresentanze vengano ascoltate, pena un grosso rischio per il Paese”. Per Galimberti, “Quando parliamo di ecomafie e burocrazia i sindacati e i datoriali non possono che condividere un fronte comune. Tira una brutta aria in Europa e dobbiamo dare un segnale diverso”.

Di Silvestro sostiene che l’unica soluzione nel tempo presente sia “sviluppare un percorso di democrazia, confrontandosi almeno con quella parte politica del Governo che ci ascolta”. 

Per il segretario di Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, la Cgil “riflette  sul valore della democrazia partecipata: se noi facciamo un accordo lo discutiamo con i lavoratori. Abbiamo costruito un documento con ben ventimila dirigenti. Tutto questo è un valore soprattutto in questo momento. Guarda caso ci attaccano ora che c’è la crisi…”

A chiusura dei lavori, Ivana Galli ha sottolineato che “Il contesto italiano ha svalorizzato il lavoro, poiché la competizione del mercato ha abbassato i diritti in tutto il mondo. Anni fa già le eccellenze vennero delocalizzate, e si preferì competere sul costo del lavoro. Risultato? Imbarbarimento nei luoghi di lavoro e messa in discussione dei ruoli intermedi. Le normative europee e il processo di svalorizzazione del lavoro hanno smontato un’ impalcatura importante di questo Paese, previsti dalla nostra Democrazia, dalla Costituzione”.


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