Aci Castello, al via la campagna “Diritti in Marineria”. Mandrà (Flai Cgil): “Nella pesca tanti diritti dei lavoratori devono ancora essere conquistati”

L’apertura sabato scorso, 20 luglio, in contemporanea in dieci marinerie italiane

Al via, anche per il 2019, la campagna su tutele e diritti dei lavoratori della pesca promossa dalla Flai Cgil nazionale, che quest’anno ha per titolo “Diritti in Marineria”- inserita nel Progetto Pesca annualità 2019 – che si terrà in tutte le marinerie italiane con il contributo del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, nell’ambito del Programma nazionale triennale 2017-2019 della Pesca e dell’Acquacoltura.

L’apertura sabato scorso, 20 luglio, in contemporanea in dieci marinerie italiane. In provincia di Catania, la Flai Cgil ha promosso la campagna ad Acitrezza, a “Villa Fortuna”, sede della biblioteca della frazione castellese. Sono intervenuti, nel corso dell’incontro, il segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà; la dirigente scolastica del Politecnico del mare (ex Nautico) “Duca degli Abruzzi” di Catania, Brigida Morsellino; il docente dello stesso istituto, Alessandro Costarelli; il delegato “Agripesca”, Luigi Grasso; il medico del lavoro, Venerando Rapisarda; il consulente ed ex sottufficiale della Capitaneria, Calogero D’Agostino; la delegata Cogepa, Annalisa Spanò; la responsabile del Dipartimento “Pesca” della Flai Cgil nazionale, Antonella De Marco.

Ha introdotto Natalia Bagnara componente del Coordinamento nazionale “Pesca” della Flai Cgil. Ha aperto i lavori il segretario provinciale Pino Mandrà, che ha presentato l’iniziativa dicendo che nel settore pesca tanti diritti dei lavoratori devono ancora essere conquistati.

“Quello del marittimo è un mestiere faticoso, il più pericoloso al mondo come dicono Organizzazione Internazionale del Lavoro e Organizzazione Mondiale della Sanità: ogni anno in tutto il mondo muoiono circa 24 mila addetti – ha sottolineato Pino Mandrà nel suo intervento -. Eppure la questione sicurezza nel settore pesca non è al centro del dibattito nazionale e nel testo unico per il settore non vi sono ancora i decreti attuativi. Quello del pescatore è un mestiere che provoca una serie di malattie professionali non tabellate, non ha un ammortizzatore sociale strutturato che dia una integrazione al reddito in caso di impossibilità di lavoro per eventi climatici o fermo biologico, è stato catalogato – grazie all’azione del sindacato – come mestiere gravoso, ma non è ancora riconosciuto come usurante: e quello del pescatore è il lavoro più usurante che esista. In questo contesto le marinerie sono in profonda crisi perché sono strette fra le regole stringenti europee, che avvantaggiano i Paesi del Nord, e le illegalità che avvengono nel Mediterraneo, dove le imbarcazioni di Paesi extraeuropei sconfinano indisturbate di continuo. Da parte nostra, ci rivolgiamo a tutti i soggetti in campo invitandoli a fare rete insieme per affrontare i problemi. Come sindacato chiediamo quell’attenzione che fino ad oggi è stata negata ed il rispetto del contratto di lavoro”.

Diversi gli interventi succedutisi nel corso dell’incontro che hanno messo in risalto l’esigenza di formazione per i giovani, i problemi del settore soprattutto in ordine alla normativa esistente, il confronto impari fra le realtà locali della pesca e le realtà del Nord Europa, che possono contare su leggi maggiormente favorevoli.

La dirigente Morsellino ha sottolineato che i due indirizzi “Trasporti e Logistica” e professionale “Industria e Artigianato” del “Duca degli Abruzzi” formano i futuri lavoratori di tutte le professioni marititme. “La competizione è altissima – ha sottolineato la dirigente – e i nostri ragazzi si scontreranno nel mondo del lavoro con realtà europee  ben attrezzate. La scuola deve dare competenze, ma per riuscire pienamente abbiamo la necessità di fare rete con il mondo del lavoro, con la produzione e con le istituzioni”.

Le ha fatto eco il professore Costarelli, che ha messo in evidenza la formazione che si riceve a Catania: “Da noi escono diplomati qualificati in grado di lavorare in ogni settore marittimo di pesca e non”.

Per il delegato Agripesca, Luigi Grasso, “problematiche di natura diversa inducono tanti ad abbandonare il settore, in particolar modo i giovani che non lo ritengono in grado di offrir loro un’occupazione stabile. Una netta maggioranza non segue più il lavoro del padre – ha aggiunto Grasso – perché comporta sacrifici e guadagni ridotti. La conseguenza è che gli armatori hanno difficoltà a trovare personale, soprattutto qualificato. Ritengo – ha chiuso il rappresentante Agripesca – che questo comparto si salverà solo se tutti i soggetti saranno in grado di fare sistema per ottenere risultati concreti”.

La delicata questione delle malattie professionali è stata spiegata in maniera chiara dal medico del lavoro del Dipartimento di “Medicina Clinica e Sperimentale” dell’Università di Catania, Venerando Rapisarda.

“Le malattie professionali sono in aumento, ma ne vengono riconosciute meno della metà – ha detto lo specialista – . La patologie, soprattutto di carattere osteoarticolare, derivano da un lavoro svolto essenzialmente all’esterno e che deve fare i conti con imbarcazioni anguste, rumori, vibrazioni, agenti cancerogeni, stress. Sono tabellate poche malattie fra cui la cosiddetta “malattia del pescivendolo” e l’ernia. Per tutte le altre, il riconoscimento di malattia professionale è difficile e l’onere della prova spetta al lavoratore. La normativa è lacunosa e non tutela i pescatori”.

Un contributo da chi ha vissuto da opposte angolazioni il settore marittimo è stato fornito dal comandante Calogero D’Agostino, ex sottufficiale della Capitaneria di porto e, oggi, consulente nel settore pesca. “Ho lavorato da uomo in divisa e adesso da operatore – ha detto D’Agostino – e ritengo sia molto difficile applicare le norme sulla sicurezza. La pesca è un malato terminale in terapia intensiva che non si sa se riesce a salvarsi, ma di certo è un settore che chiede una rivisitazione profonda” ha concluso con una punta di amarezza.

Annalisa Spanò, delegata Co.Ge.Pa., ha illustrato la nuova legge regionale di Disciplina della Pesca Mediterranea, approvata di recentemente dall’Ars, che può contribuire a rilanciare il settore. La legge, che rimette mano al comparto dopo un ventennio, prevede, fra le altre cose, la definizione delle aree e dei periodi nei quali le attività saranno vietate, la possibilità di svolgere pescaturismo (che fa attivare anche l’alternanza scuola-lavoro, con chiari benefici per gli imprenditori) e ittiturismo (le case dei pescatori accolgono i turisti), l’istituzione dei “ristoranti di strada” ovvero lo “Street food del pescatore”. “La Regione ha pure previsto un fondo di solidarietà per la pesca, in caso di calamità naturali e fermo per maltempo” ha aggiunto Spanò.

Ha chiuso la responsabile del Dipartimento Pesca della Flai, Antonella De Marco.

“La nostra campagna per i Diritti in marineria va avanti dal 2005 ed ha l’obiettivo di  agire in un settore molto difficile dove si fa fatica a portare reddito e ad applicare le norme. Da parte nostra – ha proseguito De Marco – vogliamo provare a rilanciare il dialogo con i lavoratori e con le istituzioni. Una delle nostre battaglie si combatte sul fronte delle malattie professionali, e mira a ribaltare la questione: oggi al lavoratore  spetta l’onere della prova. Veder riconosciuta una malattia professionale è un diritto pressoché nullo, e noi dobbiamo riuscire ad invertire questa tendenza”.

De Marco ha poi parlato dei dispositivi di protezione individuale per i marittimi, che non sono idonei alla pesca e che andrebbero rivisti per la sicurezza dei lavoratori. “Abbiamo avviato una fase di studio, insieme a un’azienda, sui guanti più adatti ai pescatori e siamo riusciti a individuarne un tipo che questa sera offriamo agli addetti insieme a un opuscolo sui diritti in marineria”.

Infine, da Antonella De Marco buone notizie sul fronte ammortizzatori sociali: “Dal 2017 la Flai lavora insieme al ministero delle Politiche agricole per dare una risposta alle attese: alla fine dell’anno dovremmo riuscire a trovare un ammortizzatore sociale anche per i lavoratori della pesca”.


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