Catania, Poste Italiane condannate dal Giudice di Pace etneo: devono rimborsare un vaglia da 5mila euro

Una signora si è vista negare da Poste Italiane il rimborso del proprio vaglia postale non riscosso dal destinatario essendo trascorso il termine del 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione

Il Giudice di Pace di Catania I sezione, nella persona del giudice Sebastiano Nizza con la sentenza nr. 71 /2018 ha condannato Poste Italiane a rimborsare un vaglia per un importo di 5mila euro, oltre al pagamento delle spese legali in favore di un consumatore catanese. La vicenda ha avuto come vittima una signora che si è vista negare da Poste Italiane il rimborso del proprio vaglia postale non riscosso dal destinatario in quanto, secondo la stessa Poste Italiane, il titolo sarebbe stato prescritto essendo trascorso il termine del 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione.

A seguito di tale rifiuto la signora si è rivolta all’associazione nazionale dei consumatori “CODICI – Centro per i diritti del cittadino” per far valere i propri diritti contro quello che appariva sin dall’inizio come un vero e proprio abuso. Le ragioni della signora hanno infatti avuto la meglio su Poste Italiane.

Il Giudice di Pace di Catania, accogliendo in toto il ricorso presentato dai legali del CODICI, gli avvocati Manfredi Zammataro e Mario Emanuele Campione, del Foro di Catania, ha condannato il colosso dei servizi postali alla restituzione alla proprietaria dell’intera somma indebitamente trattenuta ritenendo il rifiuto di Poste Italiane s.p.a. del tutto illegittimo oltre che ingiustificato.

Per l’ennesima volta Poste Italiane s.p.a. tiene un comportamento del tutto censurabile nei confronti dei consumatori, costringendo gli stessi a rivolgersi alla magistratura per vedersi riconoscere le proprie ragioni contro i comportamenti arroganti tenuti da Poste Italiane nei confronti dei correntisti, dei consumatori e dei piccoli risparmiatori. Pertanto – afferma Manfredi Zammataro segretario regionale dell’associazione CODICI –  auspichiamo che dopo questa ulteriore sentenza poste italiane ponga termine a questi comportamenti palesemente vessatori”.


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