Catania, stamattina il convegno su “Ambiente e Salute tra dati scientifici, informazione e fake news”

Un tema sempre più attuale, soprattutto in Sicilia, un territorio in cui da decenni si discute di emergenze ambientali

Ambiente e salute, ma anche salvaguardia dei posti di lavoro e corretta informazione. Su questi temi, stamattina, nell’aula magna del Polo Bioscientifico del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, si sono confrontati esperti del settore nel corso del convegno “Ambiente e Salute: i dati scientifici tra consapevolezza e percezione – il ruolo dell’informazione” organizzato dal centro di ricerca Cutgana dell’Università di Catania, dall’Associazione nazionale degli Ingegneri per l’Ambiente e il Territorio e dal Rotary Club Catania.

Un tema sempre più attuale, soprattutto in Sicilia, un territorio in cui da decenni si discute di emergenze ambientali.

«L’informazione sui temi dell’ambiente e della salute riveste un ruolo importante anche perché rappresenta un’esigenza che i cittadini di alcune parti della Sicilia avvertono in particolar modo – ha spiegato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza -. L’opinione diffusa è che non vi sia un’adeguata informazione dei cittadini su questi campi. Lo denotano due dati che sono emersi nei giorni scorsi al Forum Ambrosetti a Palermo e che meritano più attenzione in controtendenza al sentimento diffuso: il primo dato è che la Sicilia è la regione più giovane d’Italia eppure si continua a parlare della continua migrazione dei nostri giovani al nord per ragioni occupazionali e nonostante alle politiche avanzate dalla Regione e dal Sud in generale; il secondo dato è che la Sicilia ha l’aria migliore di tutta Italia eppure pensiamo tutti che non sia così».

«Si tratta di due notizie fortemente indicative – ha aggiunto l’assessore regionale – sono dati che contrastano quel sentimento comune di disattenzione da parte della Regione sulle politiche della salute e che abbiamo legato all’ambiente, all’alimentazione, all’agricoltura e ai corretti stili di vita».

In precedenza il vicepresidente Aiat e docente dell’Università di Catania, Giuseppe Mancini, aveva sottolineato che «la nostra regione ha un sistema industriale che sta cercando di adeguarsi alle normative in vigore, ma molto spesso le informazioni rappresentano questo sistema come il male assoluto».

«È giusto fare il punto della situazione con i dati scientifici e le competenze tecnico-scientifiche che l’Università di Catania ha e rappresenta per manifestare alla popolazione la realtà nella sua interezza e avere un approccio laico, scientifico e tecnologico e soprattutto con le competenze necessarie – ha aggiunto il prof. Mancini -. È una esigenza del Paese perché oggi l’informazione tramite i social media è distorta e facilmente influenza persone che purtroppo non hanno le basi culturali per poter confrontare le notizie con la realtà».

Per il docente etneo la “strategia” da seguire è quella di «dare un minimo di contributi alla popolazione e come Università di Catania dobbiamo cambiare l’approccio comunicativo perché spesso le nostre ricerche rimangono chiuse nelle stanze o al massimo in convegni specialistici tra esperti». «Dobbiamo aprire le nostre aule e lo stiamo già facendo alla comunità e alla gente comune affamata di verità scientifica e di competenze – ha concluso il prof. Mancini alla presenza del vicedirettore del Di3A Daniela Romano e della delegata del rettore al Coordinamento della Terza missione Alessia Tricomi -. Dobbiamo utilizzare un linguaggio semplice, lineare e accessibile, semplificare l’informazione perché solo così possiamo raggiungere la popolazione».

E proprio sull’informazione si è soffermato anche il direttore del quotidiano “La Sicilia”, Antonello Piraneo, che ha evidenziato «come la categoria giornalistica abbia contribuito in alcune occasioni a produrre fake news o mezze verità non riuscendo, purtroppo, a “formare” con l’informazione». «Purtroppo l’equazione inquinamento ambientale-salute spesso ci porta a facili conclusioni, ma è anche vero che dobbiamo interrogarci tutti sull’industrializzazione pesante presente nei territori di Gela e Siracusa e capire perché dopo 50 anni parliamo ormai solo di bonifiche e riconversione dei siti» ha concluso il direttore de “La Sicilia”.

Una situazione che, come ha spiegato Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa, «ha ripercussioni sui posti di lavoro e su finanziamenti perduti per via anche dei danni prodotti dalle fake news». «A Siracusa abbiamo stilato un Patto di responsabilità sociale con tutte le parti interessate sul tema perché occorre maggiore informazione» ha aggiunto Bivona, mentre Roberto Murabito, in rappresentanza di Confindustria Catania, ha evidenziato «la necessità di una maggiore informazione anche per frenare l’emigrazione al Nord dei nostri giovani che non prendono in considerazione la qualità della formazione dei nostri atenei». Proprio l’Ateneo, grazie anche al centro di ricerca Cutgana, sta realizzando campagne di educazione ambientale «come il progetto “Pianeta&Salute” che favorisce la diffusione della cultura, dell’ambiente e della salute» ha spiegato la dott. Natalia Leonardi, coordinatrice del progetto.

A seguire il comandante del Noe di Catania, Michele Cannizzaro, che ha sottolineato che «in Sicilia vi sia un’emergenza ambientale costante e, a tal proposito, nei giorni scorsi è stato siglato un Protocollo sulla qualità dell’aria a Palermo alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che consente di chiarire ulteriormente le regole su questo campo che interessa la nostra azione e che richiede la collaborazione di tutte le parti».

Un compito che interessa anche le pubbliche amministrazioni come il Comune di Catania alle prese con diverse emergenze come la raccolta differenziata. «Purtroppo in Sicilia tutto si smaltisce in discarica, ma credo che se adottassimo i sistemi utilizzati nelle grandi città come Milano potremmo abbassare il costo del rifiuto con benefici per l’ambiente e per le tasche dei cittadini – ha spiegato l’assessore comunale all’Ambiente, Fabio Cantarella -. Il rispetto dell’ambiente è una responsabilità di tutti e non soltanto di pochi e credo che l’informazione possa rivestire un ruolo fondamentale».

I lavori sono proseguiti con gli interventi del presidente dell’Osservatorio dei Rotary Club Catania Brunella Bertolino e con le relazioni degli esperti del settore Carla Ancona (Ssn Lazio), Brigida Finocchiaro (Arpa Sicilia), Mario Lazzaro (Consorzio industriale Consorzio industriale per la protezione dell’ambiente-Priolo), Antonella Luciano e Agata Matarazzo (Enea), Marisa Meli e Gea Oliveri (docenti dell’Università di Catania).


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