Catania, terza ondata di arresti per “Buche d’oro”, il sindacato valuta la costituzione di parte civile

La Cgil, la Fillea e la Filt Cgil di Catania stanno valutando con i propri legali la possibilità di costituirsi parte civile dopo l'operazione sugli appalti truccati

La Cgil, la Fillea e la Filt Cgil di Catania stanno valutando con i propri legali la possibilità di costituirsi parte civile a seguito della terza ondata di arresti nell’ambito dell’operazione “Buche d’oro”.

Da anni il sindacato, in particolare quello degli edili, la Fillea, ha aperto difficili confronti per il rispetto delle retribuzioni ai lavoratori dei cantieri Anas, anche per far fronte alla cattiva condotta di aziende poi risultate coinvolte nelle indagini.

Anche la Filt Cgil sottolinea la piena fiducia nella magistratura catanese, soprattutto perché  è necessario fare chiarezza su quanto accaduto,  nonché assicurare sempre e comunque la massima trasparenza in questi luoghi di lavoro chiave per la crescita del territorio. La Camera del lavoro poi, da sempre punta sul concetto di sicurezza dei cittadini come necessario esito del lavoro per le infrastrutture.

“Gli arresti ci provano, se ce ne fosse ancora bisogno, che da una parte si lucra sul denaro pubblico, anche a spese della sicurezza di tutti, e dall’altra, a pagare in prima persona sono sempre e comunque i lavoratori – sottolineano i segretari generali della Camera del lavoro Giacomo Rota, della Fillea di Catania, Giovanni Pistorio e della Filt Cgil, Alessandro Grasso – Anche le parole del Procuratore Zuccaro fanno male, proprio perché veritiere. Non possiamo assistere passivamente ad un sistema dove da una parte c’è solo la magistratura pronta ad agire e dall’altra c’è chi non si oppone. Come sindacato abbiamo il dovere di indicare alla città che i lavoratori vogliono fare la propria parte, per primi. È un dovere civile e una forma di rispetto per il proprio ruolo nella società, che ci sforziamo ancora di considerare realmente democratica e giusta”.


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