Catania, assistenza agli alunni con disabilità. La Cisl alla Regione: “basta caporalato, subito linee guida”

A Catania, sono 1500 con disabilità, 4000 con BES, assistiti da 1200 AsaCom e 300 addetti igienico-personali

Basta con il “caporalato” nei servizi di assistenza scolastica ai ragazzi con disabilità. Subito linee guida regionali per abbattere le disuguaglianze e far ripartire la scuola in sicurezza nel pieno rispetto del diritto allo studio e con pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori”.

È la forte presa di posizione della Cisl provinciale, con le federazioni di categoria della Cisl Scuola, Cisl Funzione pubblica, Fisascat, e con l’associazione AsaCom che riunisce gli operatori all’autonomia e la comunicazione, preoccupati, dati i tempi sempre più stringenti, per la ripartenza della scuola e di tutti i servizi di assistenza in favore degli studenti con disabilità.

Sono oltre 1500 i ragazzi con disabilità e oltre 4000 con Bisogni Educativi Speciali (BES) in tutta la provincia etnea che frequentano la scuola di ogni ordine e grado, con 1.200 lavoratrici e lavoratori addetti all’autonomia e alla comunicazione e i circa 300 addetti all’igiene personale.

Sono la faccia della stessa medaglia di fragilità sociale che ha fatto emergere la pandemia da Covid19 – sottolineano Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl catanese, con i segretari generali provinciali Ferdinando Pagliarisi (Cisl Scuola), Armando Coco (Cisl Fp), Rita Ponzo (Fisascat), e la presidente regionale Asacom Lucrezia Quadronchi – anche loro vittime di quelle “forti e crescenti disuguaglianze” evidenziate nel dettagliato rapporto annuale 2020 Istat “L’Italia ai tempi del Covid 19” presentato alcuni giorni fa alla Camera dei deputati“.

Il rapporto Istat –  spiegano – conferma l’ampliamento del divario sociale, l’aumentato svantaggio di condizioni, status e territori già vulnerabili e, dunque, di famiglie in grave difficoltà, lasciate totalmente da sole nel periodo del lockdown, alle quali si aggiunge la condizione di grave disagio, precarietà e di incertezza per la ripresa della scuola per i propri figli, perché non si ha chiarezza sui servizi di assistenza nella ripartenza”.

Per la Cisl e l’AsaCom “l’assessorato regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali deve eliminare “il caporalato“ generato, nel settore, dall’assenza di atti di indirizzo chiari per gli enti locali, che sono individuati dalla legge quali committenti dei servizi gestiti poi dalle Cooperative“.

“L’assessorato chiarisca una volta per tutte – aggiungono – tramite l’emanazione di Linee Guida inequivocabili, come prevede la legge regionale sul diritto allo studio, quali criteri e modalità esecutive utilizzare per l’erogazione del servizio di assistenza per l’autonomia e la comunicazione; uniformi sul territorio regionale il costo del servizio (già individuato dalle tabelle ministeriali) e un unico contratto nazionale da utilizzare, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative“.

Infine, si riportino i titoli di accesso delle figure professionali che ricordiamo devono possedere adeguati titoli accademici, oltre a specifici attestati professionali, legati alle declaratorie contrattuali, affinché insieme all’espletamento del buon servizio vengano salvaguardati, anche, i diritti e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori del settore che, ricordiamo, svolgono un lavoro fondamentale e accompagnano ragazzi speciali in un percorso di “crescita”“.

La difficile situazione generata dalle misure di contrasto alla pandemia, e la concomitanza di fattori di fragilità – ribadisce Attanasio – si correlano pesantemente al sovrapporsi di disuguaglianze e di accresciute differenze di opportunità, in particolar modo rispetto alle fasce più deboli, testimoniando un sistema di protezione sociale impreparato e inadeguato a fronteggiare l’emergenza”.

Prima di tutto per i bambini e i ragazzi più fragili – rimarca Quadronchi – che hanno già abbondantemente sperimentato in questi ultimi mesi gli effetti della chiusura delle scuole, in termini di ritardi e gap, in molti casi vere e proprie regressioni, nella sfera comunicativo-relazionale, delle autonomie, oltre che negli apprendimenti didattici ed educativi

Il Rapporto Istat, in relazione al forte impatto sui sistemi di istruzione, come evidenziano i dirigenti sindacali della Cisl, parla di una vera e propria “rottura nei percorsi di sviluppo e di apprendimento”, confermando quanto già evidenziato da recenti studi sul piano nazionale: l’inefficacia, per più fattori, della DaD nel garantire pari opportunità di istruzione e educazione, soprattutto per gli alunni con necessità di supporto maggiori e con disabilità intellettive e del neurosviluppo, che rappresentano il 68% del totale di studenti con disabilità.”

Senza adeguate e immediate politiche di programmazione educativa e sociale, le fragilità non faranno altro che aggravarsi” denuncia Attanasio. “Ecco perché – afferma – la priorità oggi è di assicurare la presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità (e con BES) ai quali va garantita una dimensione vera e partecipata“.

Secondo il numero uno della Cisl etnea “occorre senza indugio avviare i lavori di confronto e co-progettazione tra le Istituzioni scolastiche, gli Enti locali e le Organizzazioni Sindacali  per l’applicazione di veri e propri ”patti sociali” che garantiscano, tra le altre cose, l’avvio tempestivo e regolamentato dei servizi di assistenza alla disabilità rispettando i ruoli e l’impiego delle opportune risorse economiche, con il mantenimento di una cabina di regia per il monitoraggio in itinere, servizi senza i quali i bambini e i ragazzi con disabilità non possono frequentare le lezioni“.

Per la Cisl etnea, quindi, diventa prioritario per l’effettiva realizzazione del diritto allo studio e all’inclusione, programmare la tempestiva predisposizione delle misure di sostegno in favore degli alunni con disabilità, l’assistenza igienico-personale e l’assistenza educativa per l’autonomia e la comunicazione.

In questi mesi di “blackout” – ricorda la presidente Asacom Quadronchi – anche noi operatori siamo stati pressoché invisibili, tra l’assistenza a distanza non consentita a tutti e il ritardo degli ammortizzatori sociali, peraltro con importi irrisori che testimoniamo le gravi irregolarità nei trattamenti contrattuali e le condizioni di lavoro povero che caratterizzano i servizi di integrazione scolastica”.

Per cui oggi – aggiunge – emerge con forza la necessità di una “presa in carico”, forte e decisa che valichi i confini del territorio provinciale, di queste lavoratrici e lavoratori, da 28 anni in regime di precariato e, in tantissimi casi, di sfruttamento, su cui ogni giorno, grazie alla sinergica collaborazione tra l’associazione Asacom e la Fisascat Cisl di Catania si continua a fare un gran lavoro di tutela, in grado di ridare diritti e dignità lavorativi e professionali. Non ci fermeremo qui“.


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