Cronaca

A Catania i funerali del sottufficiale della Marina Stefano Paternò

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Saranno celebrati mercoledì nel duomo di Catania, alla presenza dei vertici della Marina militare, i funerali di Stefano Paternò, il sottufficiale morto  nella sua casa di Misterbianco sedici ore dopo essere stato vaccinato con il siero di AstraZeneca. L’autorizzazione alla sepoltura è stata data dalla procura di Siracusa che sta coordinando l’inchiesta. Sabato a notte fonda si è concluso all’ospedale Cannizzaro di Catania, l’esame autoptico, con prelievi relativi ai diversi organi, tra cui fegato e milza.

“I nostri consulenti dottori Guerrera, Di Mauro, Indelicato, Oristanio, Condorelli, si sono orientati – ha spiegato il legale della famiglia l’avvocato Dario Seminara – a un ragionamento epicritico, la cui conclusione scientifica necessita di ulteriore approfondimento, ed in particolare della lettura dei preparati istologici, attesi entro una ventina di giorni”.

Intanto ieri la moglie Caterina Arena è stata ospite a Non è l’Arena. “Il momento più buio è la notte, quando sto insieme ai miei figli che mi chiedono perché è morto il papà e che mi supplicano di non andare via anche io. Questo è il momento più brutto della giornata. Dobbiamo aspettare l’autopsia, ma era una persona sana ed era contento di vaccinarsi, anzi invitava tutti a farlo – ha raccontato – Dopo il vaccino siamo andati a prendere nostro figlio all’allenamento, quando stavamo tornando a casa ha detto che avvertiva brividi di freddo, si è misurato la temperatura e la febbre era 39, gli ho detto di mangiare qualcosa e prendere la Tachipirina, così ha fatto ed è andato a letto. Dopo un’ora la temperatura era 36.5, si è alzato e si è messo a guardare un disegno tecnico con mio figlio, chattava con i colleghi e i cugini, stava benissimo, era tranquillo. Alle 23-23.30 siamo andati a letto, abbiamo parlato un po’ e stava bene. Non aveva allergie, non soffriva di nulla, era sano. Poi qualcosa però è cambiata. Dopo essere andati a letto, intorno alle due sento un russare forte, non è il rumore solito, è diverso, vedo che si irrigidisce tutto, lo chiamo, ma non risponde, ha gli occhi aperti però guarda nel vuoto. Capisco che la situazione è grave, chiamo mio fratello che vive al piano di sopra e chiamo il 118. Faccio il massaggio cardiaco come mi dice l’operatrice, dopo 15 minuti arriva l’ambulanza e i medici lo soccorrono, ma dopo 45 minuti dicono che non ce l’ha fatta e che era deceduto. Sono qui per dare una risposta alle domande dei miei figli, lo devo a loro e a me. Perché è morto, è una risposta che dobbiamo avere tutti”.