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Bufera Sanità in Sicilia: l’assessore Razza si dimette. Il gip: “Musumeci ingannato”

A supporto del ragionamento secondo cui il presidente della Regione fosse all'oscuro ci sono le intercettazioni, recentissime, del 19 marzo scorso tra Di Liberti e l'assessore

“Alla luce della indagine della Procura di Trapani che mi vede indagato, nel confermare il massimo rispetto per la magistratura, desidero ribadire che in Sicilia l’epidemia è sempre stata monitorata con cura, come evidenzia ogni elemento oggettivo, a partire dalla occupazione ospedaliera e dalla tempestività di decisioni che, nella nostra Regione, sono sempre state anticipatorie. Non avevamo bisogno di nascondere contagiati o di abbassare l’impatto epidemiologico, perché proprio noi abbiamo spesso anticipato le decisioni di Roma e adottato provvedimenti più severi”. Lo dichiara l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, indagato nell’inchiesta sui dati falsati sul Covid.

“I fatti che vengono individuati – prosegue – si riferiscono essenzialmente al trasferimento materiale dei dati sulla piattaforma che sono stati riportati in coerenza con l’andamento reale dell’epidemia, tenuto conto della circostanza che sovente essi si riferivano a più giorni e non al solo giorno di comunicazione. Come sempre, il fenomeno della lettura postuma delle captazioni può contribuire a costruire una diversa ipotesi che, correttamente, verrà approfondita dell’autorità giudiziaria competente individuata dal Gip. Ma deve essere chiaro che ogni soggetto con l’infezione è stato registrato nominativamente dal sistema e nessun dato di qualsivoglia natura è mai stato artatamente modificato per nascondere la verità. Ciò nonostante, soprattutto nel tempo della pandemia, le istituzioni devono essere al riparo da ogni sospetto. Per sottrarre il governo da inevitabili polemiche ho chiesto al presidente della Regione di accettare le mie dimissioni”.

“Oltre a ciò, considerata la natura e le verosimili finalità degli illeciti commessi, sarebbe difficile se non impossibile ipotizzare un attivarsi del vertice dirigenziale in assenza di avallo dell’organo politico. A quest’ultimo proposito, va, però, segnalato che allo scellerato disegno politico di cui s’è detto sembra estraneo il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci che anzi pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”. Lo sostiene il gip di Trapani, Caterina Brignone nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia. Nella vicenda è indagato anche l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, con l’accusa di falso materiale.

A supporto del ragionamento secondo cui il presidente della Regione fosse all’oscuro ci sono le intercettazioni, recentissime, del 19 marzo scorso tra Di Liberti e l’assessore. La dirigente regionale lo chiama per informarlo della situazione pandemica Covid-19 nella città di Palermo e nella Provincia, in quanto dai dati disponibili i contagi giornalieri sono molto preoccupanti e si attestano a 500 nuovi casi, di cui 255 soggetti positivi nel Capoluogo di Regione e 245 nella Provincia. La Di Liberti – si legge nel provvedimento – asserisce che bisogna istituire la zona rossa quanto meno nel capoluogo siciliano… in quanto è stato superato l’indice di contagio stabilito di 250 casi su 100 mila abitanti su base settimanale. Ma l’assessore risponde di valutare meglio la situazione prospettata e decideranno il da farsi il giorno seguente ed afferma che vuole informare il presidente della Regione.

Alle 16:53 Razza informa, via telefono, il presidente Musumeci della “drammatica situazione dei contagi da Covid-19 venutasi a creare a Palermo e nella provincia” che impone la necessità di istituire la zona rossa a partire dal 21 marzo. “I due interlocutori concordano nel dover informare preventivamente le istituzioni locali, ovvero il presidente dell’Ars Miccichè e il sindaco Leoluca Orlando“.

Musumeci – annota il gip – si dichiara pienamente d’accordo sul provvedimento da emanare per dichiarare la zona rossa. Poi però non succede nulla ed è Musumeci, l’indomani, a chiamare Razza. Musumeci: “Non ti sei più fatto sentire ieri… non so più niente su Palermo!”” Razza: “Cosa… Palermo?”. Musumeci: “Per quanto riguarda la… la zona rossa!”. Razza: “Ah… no… non ti… abbiamo i dati… è sotto… è abbondantemente sotto i 250!”. Musumeci: “E allora perché mi avevi detto 400!”. Razza: “No, era con 250 per 100.000! No… ieri”. Musumeci: “Tu mi avevi… che aveva superato…”. Razza: “No… ieri erano 400 … ma nella settimana… eh… sono a centonovantasei (196) per 100.000 abitanti!”. Musumeci: “Va bene…”.


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