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Catania, sigilli all’ex mulino Santa Lucia: era la casa di 5 stranieri fra cui una bimba di 5 anni

I controlli, volti a prevenire segnali di radicalizzazione islamica, hanno riguardato internet point, phone center, luoghi di aggregazione di extracomunitari, terminal di autobus, b&b, scali ferroviari e aeroporto

Nella mattinata del 3 gennaio, personale della Polizia di Stato ha coordinato un servizio straordinario di controllo del territorio disposto dal questore di Catania, eseguito con il concorso dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

I controlli, avendo la finalità di cogliere e prevenire eventuali segnali di radicalizzazione religiosa islamica, hanno riguardato gli avventori di internet point, phone center, i luoghi di abituale aggregazione di soggetti extracomunitari, i terminal partenze e arrivi di autobus da e per l’estero, i b&b, gli scali ferroviari, l’aeroporto Fontanarossa e un immobile in cui si annidavano sacche di illegalità diffusa.

A tal proposito, infatti, la Digos della questura etnea, con il concorso dei commissariati cittadini e del reparto Mobile, ha controllato, nelle prime ore della mattinata, l’immobile abbandonato di piazza Borsellino, antistante il porto, meglio noto come ex mulino Santa Lucia.

All’interno la Polizia di Stato ha constatato la presenza di 5 persone che pernottavano in giacigli di fortuna, in un contesto di generale degrado, di precarie condizioni igieniche, essendovi un’ingente quantità di rifiuti organici, di materiali pericolosi e di assenza di barriere nelle trombe destinate ad ascensore.

I 5 sono stati condotti al Gabinetto Regionale Polizia Scientifica per esser sottoposti al foto-segnalamento; per due di essi, una donna di nazionalità polacca con la figlia di 5 anni, adottando tutte le cautele del caso tramite l’ufficio Minori della Divisione Anticrimine, ci si è attivati al fine di apprestare opera di prima assistenza e, d’intesa con la Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni, si è trovata una collocazione idonea in una locale comunità d’accoglienza. Gli altri tre soggetti di sesso maschile, magrebini, dopo gli opportuni accertamenti, concernenti le rispettive posizioni sul territorio nazionale in base alla normativa vigente, sono stati rilasciati.

A esito dell’intervento, per motivi di sicurezza, al fine di scongiurare qualsivoglia grave rischio per l’incolumità delle persone, è stato interdetto, con sigilli, l’accesso all’edificio.


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