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Due anni fa il sisma di Santo Stefano nel catanese. Il ricordo di una notte di paura

Il sisma si sviluppò sul fianco orientale dell'Etna, con una profondità inferiore a un chilometro: l'evento di maggiore energia registrato negli ultimi 70 anni

La notte del 26 dicembre di due anni fa, fu squassata dal terremoto di Santo Stefano. Fortunatamente non fece morti, ma qualche ferito e ingenti danni. Un sisma di magnitudo 4.9 registrato alle 3.19 con epicentro in provincia di Catania, tra Viagrande e Trecastagni. La scossa più violenta da quando era cominciata due giorni prima l’eruzione dell’Etna. A Pennisi, frazione di Acireale erano crollati il campanile e la statua di sant’Emidio, il santo protettore dai terremoti, nella chiesa di Santa Maria del Carmelo. Nelle ore successive, ricordano oggi i vigili del fuoco – “#pernondimenticare” – il Corpo salvò 30 persone bloccate in casa dalle macerie, a fine emergenza furono 1.700 gli interventi per la messa in sicurezza di edifici lesionati.

Il sisma si sviluppò sul fianco orientale dell’Etna, con una profondità inferiore a un chilometro: l’evento di maggiore energia registrato negli ultimi 70 anni sul vulcano attivo più alto d’Europa, ha rilevato l’Ingv: la superficialità dell’evento ha causato la rottura della faglia di Fiandaca per circa otto chilometri, da Acicatena sino a Monte Ilice, anche con la mobilizzazione di alcune strutture minori adiacenti. Nove i Comuni danneggiati, intere frazioni come Pennisi o Fiandaca o Piano Api evacuate, 3500 ordinanze di sgombero, circa 9 mila persone sfollate, l’80 per cento delle chiese inagibili. E, per certi versi, non è ancora finita: dopo due anni i cantieri della ricostruzione sono ancora attivi.


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