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Etna, colata nella Valle del Bove, fronte a quota 1.580 metri

Emerge da sopralluoghi di Istituto nazionale vulcanologia e Osservatorio etneo Catania

La bocca effusiva attiva nella Valle del Bove dell’Etna si trova in prossimità di monte Simone, a una quota circa di 2.100 euro sul livello del mare.

Il fronte lavico più avanzato si trova attualmente a sud di Rocca Musarra, a quota 1.580 metri sul livello del mare.

E’ quanto emerge da sopralluoghi di personale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, di Catania, e dall’analisi di immagini satellitari. Dal punto di vista dell’attività sismica e infrasonica, non si osservano variazioni significative rispetto al comunicato precedente.

Le reti Gnss e tilt non mostrano sostanziali variazioni. Un modesto trend in decompressione è visibile nei segnali dello strainmeter di Monte Ruvolo.

“Intorno alla mezzanotte di questo capodanno 1 gennaio 2026 i sensori termici su satelliti hanno cominciato a misurare anomalie di calore in corrispondenza dell’Etna e in mattinata alcune immagini satellitari mostravano un nuovo flusso lavico che si stava formando nell’alta Valle del Bove, sotto la cresta di Serracozzo. Si è attivata una frattura eruttiva con alcune bocche, in prossimità del cono di Monte Simone, testimone di un’eruzione nel 1811-1812”.

Così il vulcanologo dell’Ingv-Oe di Catania, Boris Behncke, su Facebook, descrive la nascita della bocca effusiva nella desertica Valle del Bove dell’Etna, in prossimità di monte Simone, a circa 2.100 metri, da cui emerge una colata il cui fronte lavico ha raggiunto a quota 1.580 metri.

“Così ha avuto inizio questa eruzione laterale, silenziosa – aggiunge Boris Behncke sul canale social – che sta alimentando una colata lavica molto spettacolare, che vista dal basso versante orientale dell’Etna sembra incredibilmente bassa e vicina ai paesi (che sarebbero Milo e Fornazzo). Per ora fortunatamente non è così, dal fronte più avanzato mancano circa 5 km a Fornazzo e 5.5 km a Milo, distanze non così facilmente superabili una volta una colata di lava ha già fatto un po’ di strada a monte”.

“L’inizio dell’eruzione – spiega il vulcanologo dell’Ingv-Oe di Catania – non è stato visto né dagli abitanti etnei, né dalle telecamere, Ingv e private, perché il fianco orientale era avvolto da una densa copertura nuvolosa. Solo all’imbrunire era evidente un forte bagliore nelle immagini di alcune webcams, tra cui anche quella dell’Ingv a Vulcano! Nella marea di foto e video spettacolari che già da ore stanno inondando i social, queste immagini mie certamente non sono granché, ma sono quelle fatte con l’occhio del vulcanologo in cerca di punti di riferimento e per capire se alle bocche c’era attività esplosiva: infatti almeno due bocche stanno facendo un’attività di spattering, lancio di brandelli di lava incandescente fino ad altezze di qualche decina di metri”.

“Ancora una volta – sottolinea Boris Behncke – l’Etna ci ha sorpreso; il tremore vulcanico si stava affievolendo, i segni di attivtià esplosiva ai crateri sommitali erano sempre meno evidenti (a parte qualche sbuffo di cenere dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est in giornata). Un colpo di scena solo pochi giorni dopo quello dei parossismi al cratere di Nord-Est del 27 dicembre… ma che vulcano incredibile che abbiamo qui”.

fonte: ansa.it


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