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Etna, il ritorno del cratere centrale: “Una svolta destinata a segnare il futuro”

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Non è soltanto una nuova fase eruttiva dell’Etna, ma potrebbe rappresentare un passaggio destinato a incidere sull’evoluzione del vulcano anche nei prossimi anni. A richiamare l’attenzione sul ruolo assunto dal cratere Voragine è Marco Viccaro, presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, affiliata alla Società Geologica Italiana, secondo cui il recente risveglio del cratere centrale va letto all’interno di una dinamica più ampia che sta modificando gli equilibri del sistema sommitale dell’Etna.

“Il risveglio del cratere Voragine – spiega Vaccaro – determina in genere cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni”.

Si tratta di un cambiamento rispetto alla configurazione osservata per lungo tempo sull’Etna, dove negli ultimi decenni il protagonista principale dell’attività sommitale è stato soprattutto il Cratere di Sud-Est. Oggi, invece, la Voragine sembra avere assunto un ruolo centrale nella dinamica del sistema.

Per Viccaro il cambio di paradigma può essere fatto risalire all’estate del 2024, quando la Voragine fu interessata da una sequenza di episodi parossistici che modificò profondamente l’area sommitale. Da allora, secondo il vulcanologo, le successive manifestazioni eruttive hanno evidenziato il ruolo della Voragine come «snodo strutturale» del sistema.

Anche le osservazioni dell’INGV-Osservatorio Etneo mostrano come, nel 2026, le attività effusive ed esplosive abbiano coinvolto ripetutamente l’area compresa tra Voragine e Cratere di Nord-Est. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, una frattura sviluppatasi alla base nord-orientale della Voragine ha alimentato una colata lavica; dal 5 luglio l’attività esplosiva è poi diventata continua lungo una nuova frattura diretta verso nord-nord-est, con emissioni di cenere e attività stromboliana.

“Gli studi attualmente in corso dimostrano – afferma Viccaro – che anche la riattivazione del Cratere di Nord-Est, alla fine del 2025, e la successiva attività effusiva dell’inizio del 2026 possono essere messe in relazione con il ruolo attivo che il sistema centrale di condotti del vulcano riveste in questa fase”.

Il riferimento è a un sistema di alimentazione particolarmente efficiente, capace di intercettare magma nelle zone più profonde del vulcano e di trasferirlo verso livelli più superficiali con tempi relativamente rapidi. L’INGV aveva documentato proprio tra il 24 e il 27 dicembre 2025 il «grande ritorno» del Cratere di Nord-Est, dopo decenni caratterizzati da un’attività molto più limitata.

È in questo quadro che va interpretata anche l’attuale fase eruttiva.
Secondo i dati preliminari richiamati da Viccaro, alla base dell’attività ci sarebbe una fase di rifornimento di magma più profondo e meno degassato. Una dinamica che avrebbe alimentato inizialmente la modesta attività effusiva osservata alla fine di giugno, coinvolgendo magma già presente e parzialmente degassato nei condotti, per poi sostenere episodi progressivamente più energetici.

L’INGV ha effettivamente ricostruito una sequenza caratterizzata prima dalla colata iniziata il 26 giugno, poi dall’intensificazione dell’attività stromboliana alla Voragine e dall’episodio esplosivo del 5-7 luglio. Tra il 30 luglio e il 2 agosto un ulteriore episodio eruttivo ha interessato il vulcano con esplosioni stromboliane, fontane di lava ed emissioni di cenere.

“L’attività iniziata il 6 agosto – sottolinea Viccaro – ancora più energetica rispetto ai precedenti episodi, sta proseguendo in modo relativamente continuo”. Secondo il vulcanologo, questo andamento suggerisce il coinvolgimento attivo di magma più profondo e maggiormente carico di gas.

Ed è proprio la maggiore presenza di gas a rendere più efficace il processo di frammentazione del magma, favorendo la produzione di cenere vulcanica.
L’effetto più immediato e concreto dell’attività dell’Etna è quello sul traffico aereo. Le emissioni di cenere prodotte dalla Voragine hanno infatti più volte interessato lo spazio aereo e l’operatività dell’aeroporto internazionale di Catania.

Nei giorni scorsi l’attività eruttiva ha provocato sospensioni e limitazioni dei voli in arrivo e partenza dallo scalo etneo.

Nel frattempo, la situazione sul vulcano si è ulteriormente articolata. L’INGV-Osservatorio Etneo ha comunicato nella notte tra il 10 e l’11 agosto l’apertura di una nuova bocca eruttiva in Valle del Bove, a una quota stimata di circa 1.900 metri, nei pressi di Monte Simone, mentre proseguiva la forte attività esplosiva alla Voragine con emissione di cenere.

L’attività effusiva interessa attualmente più bocche sul versante orientale del vulcano, mentre il monitoraggio dell’INGV continua a seguire l’evoluzione dei parametri vulcanologici e delle colate.

Il quadro che emerge, dunque, è quello di un Etna particolarmente dinamico, nel quale la Voragine sembra aver assunto un ruolo strutturale nuovo rispetto al passato recente. Per Viccaro, comprendere questa trasformazione sarà fondamentale per interpretare non soltanto l’eruzione in corso, ma anche le possibili evoluzioni dell’attività del vulcano nel medio e lungo periodo.