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Operazione Sotto scacco. Solidarietà a Condorelli da politica e sindacati

Una bottiglia piena di alcol etilico e un messaggio chiaro su un biglietto con una minaccia grave, anche se sgrammatica: "Mettiti a posto ho ti faccimo saltare in aria cercati un amico"

Una bottiglia piena di alcol etilico e un messaggio chiaro su un biglietto con una minaccia grave, anche se sgrammatica: “Mettiti a posto ho ti faccimo saltare in aria cercati un amico”.
È l’intimidazione fatta trovare, nel marzo del 2019, da clan legati alla famiglia Santapaola-Ercolano davanti la sede di Belpasso del re dei torroncini, Giuseppe Condorelli, diventato famoso, oltre che per la qualità dei suoi prodotti dolciari, anche per lo spot televisivo di Leo Gullotta: “cavalier Condorelli è stato un vero piacere…”. Una minaccia che non ha “piegato” l’imprenditore che ha denunciato il tentativo di estorsione ai carabinieri.

Le reazioni della politica

“Una sola parola, orgoglio”. Esordisce così il sindaco di Belpasso, Daniele Motta, in riferimento alla denuncia contro il pizzo dell’imprenditore dell’industria dolciaria, Giuseppe Condorelli. Denuncia che ha contributo ai 40 arresti della scorsa notte, nell’ambito dell’operazione “Sotto scacco” e che ha portato alla disarticolazione del clan malavitoso Santapaola-Ercolano. “Un esempio, quello di Giuseppe Condorelli – ha dichiarato il sindaco – che deve servire da monito per altre aziende, denunciare è l’unica soluzione per vincere e continuare a lavorare. Tuttavia dopo gli anni 80-90, anni bui a Belpasso in cui la Mafia teneva sotto scacco l’imprenditoria locale, il vento è cambiato, ma non abbastanza. Le aziende devono e possono ribellarsi in massa per annientare questa rete intimidatoria creata dalla malavita. Il nostro Comune ha sempre perseguito la via della legalità, tra le altre cose ci siamo sempre costituiti parte civile nei processi per Mafia. Così, l’esempio di Condorelli infonde in noi tutti rinnovato coraggio, forza per scegliere sempre e comunque la strada giusta”.

“La determinazione e la coscienza civile dimostrate dal cavaliere Giuseppe Condorelli sono un’ulteriore eccellenza siciliana, un altro esempio di come, con volontà e coraggio, le cose possano davvero cambiare in quest’Isola. Il governo regionale è al suo fianco e accanto a tutti gli imprenditori nel combattere l’odioso fenomeno delle estorsioni”. Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in riferimento alla decisione dell’imprenditore etneo di denunciare l’intimidazione subita, da cui ha preso il via l’inchiesta conclusa con l’arresto di decine di esponenti dei clan mafiosi del Catanese. “Non piegarsi agli estorsori – aggiunge Musumeci – è l’unica via per sottrarre la nostra economia al giogo mafioso e dare un futuro ai nostri giovani. Come il cavaliere Condorelli, sono tanti quelli che si ribellano al racket, confidando nella presenza dello Stato, delle istituzioni e delle forze dell’ordine che, oggi più che mai, offrono un aiuto concreto a chi dice no al “pizzo”. È questa la strada da seguire per dimostrare che la nostra Sicilia non è irredimibile e che le mafie, piccole e grandi, non riusciranno a prevaricare i diritti dei siciliani  onesti”.

“Il coraggio di Giuseppe Condorelli è il simbolo di un’impresa che non si arrende, combatte per la legalità e ha fiducia nelle istituzioni. Gli arresti conseguenti alle indagini sono il segno che questa fiducia è ben riposta – dichiara il senatore di Forza Italia Renato Schifani, consigliere politico di Silvio Berlusconi – Compito del legislatore è sostenere chi ha la forza di denunciare e dotare la giustizia di tutti gli strumenti necessari a farlo. Obiettivo che il presidente Berlusconi, e Forza Italia con lui, ha sempre perseguito. Già quando ero capogruppo al Senato e, poi, durante la mia presidenza del Senato, venne stabilizzato il carcere duro e furono inasprite le misure sui sequestri alla mafia, con la previsione della confisca dei beni leciti dei mafiosi in sostituzione di quelli illeciti già venduti a terzi in buona fede e, dunque, non aggredibili. E ancora con il sequestro dei beni anche nei confronti degli eredi del mafioso, qualora quest’ultimo dovesse venire a mancare durante il processo. Un corpus di norme che ha consentito di imprimere colpi sempre più efficaci alla criminaltà organizzata”.

“Giuseppe Condorelli è un esempio da seguire da parte degli imprenditori che incappano nelle richieste estorsive. Come Condorelli, e tanti altri prima di lui, il tessuto imprenditoriale deve fare muro per non sottomettersi al ricatto malavitoso. Affinché nasca una nuova cultura della legalità e contro la sopraffazione che annienta le imprese, bisogna seguire questo gesto di fiducia nelle istituzioni da parte degli imprenditori che denunciano ai quali esprimo la mia solidarietà”. Lo scrive in una nota il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè.

“La scelta della Condorelli sia da esempio per cacciare le mafie dalle imprese italiane e, nello specifico, dall’agroalimentare siciliano e da tutti i territori”. Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, e Alfio Turrisi, segretario generale della Fai Cisl etnea, si associano alle parole di Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl nazionale, commentando la vicenda della nota industria dolciaria di Belpasso, alle pendici dell’Etna, che non ha ceduto ai tentativi di estorsione e li ha denunciati. “Ribadiamo che non si può parlare di sviluppo né di occupazione al Sud, come in tutto il Paese – aggiungono – se non lo si accompagna alla lotta per la legalità e per la giustizia sociale. E proprio nel particolare momento che stiamo attraversando di emergenza sanitaria ed economica, è bene che le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria continuino a non abbassare la guardia per tutelare anche le imprese che si trovassero in difficoltà e impedire che cadano nelle mani della malavita organizzata. I clan speculavano persino sulle disoccupazioni agricole, percependo indebitamente l’indennità: un abuso che rappresenta un’infamia anche nei confronti dei tanti braccianti e dei tanti lavoratori che realmente ogni giorno si guadagnano da vivere onestamente e con grandi sacrifici. Ecco perché ci associamo all’appello delle segreterie nazionali a tutte le parti sociali, alle istituzioni, alle forze dell’ordine e alla società civile perché si sostengano sempre quanti hanno il coraggio di non piegarsi al parassitismo delle organizzazioni criminali.  È il solo modo per rendere giustizia alle tante imprese sane che vogliono operare nella legalità, nel rispetto delle regole e della qualità del lavoro, nella corrette relazioni industriali. Solo così si possono creare opportunità occupazionali preziose specialmente per i tanti giovani che ogni anno sono costretti ad emigrare dal Sud o dall’Italia. La Cisl e la Fai Cisl di Catania sono e saranno sempre al fianco dei lavoratori e degli imprenditori onesti”.

“La denuncia è uno strumento determinante per contrastare la criminalità”. Lo afferma Coldiretti Sicilia solidale con l’imprenditore Giuseppe Condorelli che ha denunciato gli estortori che minacciavano la sua attività. “Il settore agroalimentare – commenta ancora Coldiretti Sicilia – è sempre più nel mirino della mafia e della delinquenza con azioni che vanno dai furti di mezzi e prodotti all’imposizione del pizzo e della guardiania. A livello nazionale la malavita è arrivata a controllare cinquemila locali della ristorazione. La criminalità, anche a causa della pandemia ha compreso la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana della persone. In questo modo la criminalità organizzata si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare dai campi agli scaffali, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. I risultati delle attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia. Affidarsi alle forze dell’ordine è l’unica possibilità per migliorare il tessuto sociale ed economico della nostra Regione e lavorare a un piano di recupero della moralità e onestà che contraddistingue la maggior parte degli imprenditori che ogni giorno operano per la crescita”.  

Il blitz dei carabinieri dei giorni scorsi che ha colpito le famiglie mafiose di Belpasso e Paternó, ha svelato un pesante intreccio illegale fatto di falsi braccianti agricoli, estorsioni e summit durante i permessi dal carcere. La Cgil e la Flai Cgil di Catania si congratulano con le forze dell’Ordine e con la magistratura poiché iniziative di questo tipo, oltre a smontare altri pezzi della criminalità organizzata presente sul territorio, fanno luce sugli appetiti illegali che coinvolgono anche il mondo agricolo.  I sindacati inoltre esprimono forte solidarietà e stima all’imprenditore Giuseppe Condorelli che con coraggio e grande valore civico, non si è piegato al pizzo, facendo una grande scelta di libertà. Spiegano il segretario generale della Camera del Lavoro  di Catania, Giacomo Rota e il segretario generale della Catania, Pino Mandrà: “La truffa a danno dell’Inps, al fine di fare ottenere indebitamente l’indennità di disoccupazione agricola a falsi braccianti agricoli compiacenti, non colpisce solo gli interessi pubblici ma anche quelli di un mondo, quello dell’agricoltura, dove i braccianti agricoli veri sono ancora in lotta per essere inquadrati correttamente senza cadere nella trappola dello sfruttamento e del lavoro nero. La truffa colpisce parimenti anche i datori di lavoro  onesti che devono fare i conti con la crisi della produzione e con la difficoltà di pagare puntualmente e secondo la legge i lavoratori. Il sindacato è grato a chi è impegnato giornalmente a smascherare questo tipo di illecito”.


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