In tendenza

Orologi di lusso e bracciali con brillanti sequestrati al boss di Catania: aggrediti i beni di Santo Strano

L’uomo ha vissuto, alla fine degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, dei proventi illeciti dei reati per i quali è stato condannato e anche successivamente ha continuato a delinquere compiendo una progressione criminale che lo ha visto affacciarsi in contesti associativi anche di tipo mafioso

Su richiesta della Procura distrettuale di Catania, il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione ha emesso un decreto di sequestro beni, riconducibili a Santo Strano, 54 anni, di Catania, attualmente detenuto in regime di alta sicurezza, e alla moglie.

Il provvedimento in questione è stato notificato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Catania e mira a colpire un patrimonio che, sulla base degli accertamenti svolti dai militari, sarebbe stato acquisito in assenza della necessaria copertura economica/finanziaria, ma con proventi derivanti dall’illecita attività svolta da Strano, esponente di vertice dell’organizzazione mafiosa operante nel territorio etneo denominata clan “Cappello” e già giudicato “socialmente pericoloso” con decreto irrevocabile del Tribunale di Catania dell’aprile 2010.

QUI il video del sequestro

In particolare, è emerso che l’uomo ha vissuto, alla fine degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, dei proventi illeciti dei reati contro il patrimonio per i quali ha riportato condanna definitiva (furti ed estorsione in concorso) e che anche successivamente ha continuato a delinquere compiendo una progressione criminale che lo ha visto affacciarsi in contesti associativi anche di tipo mafioso, almeno fino al 2017 ricoprendo ruoli di spicco e ricevendo utilità illecite significative: di rilievo le numerose condanne, alcune delle quali irrevocabili, per associazione di tipo mafioso e partecipazione ad associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti.

Secondo quanto riferito a vario titolo da numerosi collaboratori di giustizia (Domenico Querulo, Carmelo Di Mauro, Filippo Passalacqua, Orazio Cardaci, Paolo Mirabile, Natale Cavallaro, Gaetano D’Aquino, Vincenzo Pettinati, Gaetano Musumeci, Giuseppe Raffa, Carmelo Scordino, Sebastiano Sardo), Strano ha anche ricoperto il ruolo, non solo di responsabile del gruppo del clan Cappello operante in via della Concordia a Catania deliberando le strategia operative, l’approvigionamento della sostanza stupefacente e le modalità del recupero illegale di ingenti crediti, ma anche quello di trait d’union sia con il gruppo operante nei territori di Catenanuova-Centuripe-Regalbuto (dedito a corrispondere parte dei proventi delle illecite attività al clan Cappello proprio il tramite di Strano), sia con il capo dell’organizzazione mafiosa Salvatore Cappello e la sua compagna, Maria Campagna (il primo detenuto al regime di cui all’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario e la seconda residente a Napoli), con i quali si rapportava quando dovevano essere assunte decisioni nel nome e nell’interesse dell’omonimo clan.

I beni destinatari dell’odierno provvedimento, riconducibili a Strano e ai familiari conviventi, ammontano a un valore complessivo di oltre 500mla euro e consistono in:

  • un appartamento a Catania al Villaggio Sant’Agata, intestato alla moglie Stefania Reale;
  • l’impresa individuale Reale Stefania con sede a Catania al Villaggio Sant’Agata e con oggetto sociale “commercio al dettaglio di caffè torrefatto”;
  • saldi attivi di eventuali rapporti bancari/finanziari superiori a 1000 euro;
  • 9 orologi di prestigiose marche e 2 bracciali tipo tennis con brillanti, oggetto di un pregresso sequestro operato dai Carabinieri nel maggio 2015 che li rinvennero all’interno della cassaforte di Strano in occasione del suo fermo di indiziato di delitto, in quanto accusato di concorso in un omicidio e in un tentato omicidio (per i quali è stato assolto in primo e secondo grado) e per partecipazione ad associazione mafiosa con il ruolo di organizzatore (reato consumato a Catenanuova (En) tra l’ottobre 2009 e l’agosto 2012, per il quale è stato condannato sia in primo sia in secondo grado alla pena di 16 anni di reclusione dalla Corte di Assise nissena).


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo