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Paternò, fontana monumentale di piazza della Repubblica: intervengono gli Architetti di Catania

L’opera, realizzata 50 anni fa, racconta la storia di Paternò attraverso la scultura, il mosaico, l’architettura

Il valore storico, culturale e artistico della fontana di piazza della Regione, a Paternò, va tutelato: occorre rimodulare il progetto di manutenzione – elaborato dal Comune – per restituire alla collettività la visione originaria dell’opera di pregio realizzata negli anni Settanta dagli artisti Francesco Contraffatto e Domenico Tudisco.

Al fianco di associazioni e comunità scendono in campo anche gli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Catania: “In riferimento al tema emerso in questi giorni e alle sollecitazioni che stanno caratterizzando l’attuale dibattito, desideriamo manifestare solidarietà a chi sta difendendo questa opera d’arte – commenta il presidente dell’Ordine etneo Sebastian Carlo Greco – Condividiamo il loro impegno per difendere quella che, anche secondo noi, rappresenta una testimonianza artistica e culturale, per cui occorre un approccio più partecipativo, condiviso con chi vive il territorio”.

“Al netto delle questioni normative, dei cavilli burocratici e delle ideologizzazioni, che fanno parte della vicenda, appare inopportuno modificare l’impianto della fontana di piazza della Regione a Paternò“, prosegue Greco. Che spiega: “La fontana monumentale è un’opera d’arte unitaria che comprende ogni sua parte: sculture, mosaici e vasca”.

L’opera, realizzata 50 anni fa, racconta la storia di Paternò attraverso la scultura, il mosaico, l’architettura: “Appare strano che l’Amministrazione non abbia voluto considerare le innumerevoli sollecitazioni che provengono da molte parti della società e dalla comunità culturale – continua il presidente dell’OAPPC di Catania – motivo per cui sosteniamo l’apertura di un dialogo e la necessità di salvaguardare l’opera d’arte, restringendo il campo al solo restauro, senza snaturare l’impianto complessivo. Ci auguriamo che gli enti preposti alla tutela possano ricondurre il progetto all’interno di un solco più compatibile e condivisibile”.


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