Alla vigilia del voto in Commissione alla Camera sul nuovo Piano Regolatore del Porto di Catania, emergono “elementi poco chiari che mettono in discussione il progetto”. A denunciarlo sono i consiglieri comunali del M5S Graziano Bonaccorsi e Gianina Ciancio, che chiedono uno stop per approfondire le criticità. “Sono già stati presentati diversi ricorsi al Tar – spiegano – che evidenziano serie criticità: violazioni della normativa europea sulla VAS, assenza di un corretto Documento di Pianificazione Strategica aggiornato all’intero sistema portuale, difetto di competenza territoriale e mancata tutela di zone di altissimo pregio naturalistico”. Tra queste, vengono citate in particolare la Scogliera dell’Armisi e la Foce dell’Acquicella.
Due, secondo i consiglieri, gli elementi che “dimostrano la fragilità dell’intero procedimento”. Il primo riguarda i dati tecnici. “Nel parere del Consiglio di Stato si fa riferimento a una variazione dei limiti della circoscrizione portuale pari a circa 150 metri lato nord”, affermano. “Dalle verifiche effettuate emerge invece che l’estensione reale dell’ampliamento lungo la costa è di circa 600 metri, cioè quattro volte in più rispetto a quanto rappresentato”. “Non si tratta di una imprecisione – sottolineano – ma di un errore sostanziale che rischia di aver condizionato l’intero iter”.
Il secondo punto riguarda la valutazione degli impatti. “Il provvedimento è stato esentato dalla procedura di Analisi di Impatto della Regolazione senza una motivazione adeguata, nonostante la rilevanza economica e territoriale dell’intervento”. Una scelta che, secondo Bonaccorsi e Ciancio, è “ancora più grave” perché “non risultano valutati in modo completo gli impatti su equilibrio socio-economico, infrastrutture e contesto urbano, né adeguatamente considerati i destinatari reali degli effetti del piano”.
Particolare preoccupazione riguarda il destino di due aree simbolo della costa: “La Scogliera dell’Armisi, interessata da interventi turistico-ricettivi e cantieristici, e la Foce del Torrente Acquicella, destinata a funzioni logistiche e commerciali con forte impatto ambientale. Alla luce di tutto questo – concludono – appare incomprensibile prendere decisioni politiche senza prima chiarire i numerosi punti critici. Chiediamo che il Parlamento si fermi per fare chiarezza: non si può votare su un piano fondato su dati incongruenti e senza una adeguata valutazione degli impatti. Il rischio è compromettere definitivamente il rapporto tra porto e città”.
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