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“Un tè al Museo di Zoologia” tra natura e scienza con il linguaggio dei giovani

Nel primo incontro il direttore della rivista Biodiversity Journal Ignazio Sparacio ha illustrato le vite e le ricerche dei naturalisti siciliani nel 19° secolo

Un linguaggio più semplice, meno “scientifico”, per parlare di natura e scienza ai giovani e non solo.

Con questo obiettivo è nato il ciclo di incontri dal titolo “Un tè al Museo di Zoologia – pomeriggi di racconti e di divulgazione scientifica e ambientale al Museo di Zoologia e Casa delle Farfalle” promossi dal professore Giorgio Sabella e dal dottor Fabio Viglianisi deldDipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali dell’Università di Catania.

E il primo incontro, dal titolo “Il contributo dei naturalisti siciliani alla conoscenza delle isole circumsiciliane durante il 19° secolo”, che si è tenuto nei giorni scorsi, nell’auletta museale della struttura di Biologia in via Androne, si è rivelato un successo di pubblico.

Un tema che, in una atmosfera informale e per un pubblico generalista, ha appassionato i numerosi giovani presenti in aula oltre ad un centinaio di “spettatori” in collegamento tramite i canali social del Museo di Zoologia.

Il medico e naturalista palermitano Ignazio Sparacio – malacologo, entomologo e direttore della rivista Biodiversity Journal -, introdotto dal professore Giorgio Sabella (responsabile scientifico del Museo di Zoologia) e dal dottor Fabio Viglianisi (responsabile delle attività educative e culturali del Museo di Zoologia), ha presentato la sua ultima monografia dedicata al contributo dei naturalisti siciliani del 19° secolo alla conoscenza delle isole circumsiciliane.

In particolar modo il naturalista ha evidenziato “come gli studiosi naturalisti siciliani, universitari o semplici appassionati, non soffrissero di nessun insularismo culturale, al contrario, invece, erano molto apprezzati e avevano rapporti continui con gli accademici e i musei europei, soprattutto tedeschi, francesi e inglesi”.

Il dottor Sparacio, inoltre, si è soffermato su alcuni illustri siciliani e sulle loro ricerche, ma anche sul loro carattere e storia personale, spesso affascinante. In particolar modo ha presentato la figura di Carlo Gemmellaro, originario di Nicolosi, geologo, naturalista e esperto dell’Etna, che ritroviamo anche come medico volontario al seguito della flotta inglese nella battaglia di Trafalgar.

E, inoltre, il medico naturalista Francesco Minà Palumbo di Castelbuono con i suoi mille lavori scientifici su ogni branca delle scienze naturali e non solo. In chiusura ha evidenziato la figura dell’imprenditore alberghiero Enrico Ragusa, entomologo del quale buona parte della collezione è custodita proprio al Museo di Zoologia di Catania e, infine, le figure di naturalisti siciliani del 19° secolo come gli studiosi Pietro Calcara, Luigi Benoit, Domenico Reina, Luigi Failla Tedaldi, Michele Lojacono Pojero.

“Il quadro illustrato presenta quella ricchezza e quel fermento culturale e scientifico siciliano del XIX secolo nell’ambito naturalistico che niente ha avuto da invidiare a quello europeo” ha aggiunto tratteggiando le figure di scienziati siciliani che hanno spesso vissuto vite quasi romanzate e ricche di avventure.

In precedenza sono intervenuti anche la professoressa Germana Barone (delegata al Sistema museale d’Ateneo), il professore Gian Pietro Giusso del Galdo (direttore del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali) e Corrado Bianca (segretario regionale dell’Ente fauna siciliana).


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