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Amministrative Catania, Cappellani senza peli sulla lingua: “Il centrosinistra ha vinto solo quando aperto è inclusivo”

Si infiamma il dibattito a sinistra

“Il centrosinistra a Catania ha vinto solo quando ha offerto di sé un profilo aperto e inclusivo alle forze riformiste e moderate. Quando ha rinunciato ad un profilo estremista, chiuso, settario. E’ un dato di fatto. Enzo Bianco, interprete di questo profilo aperto alla società civile, è sempre stato quel valore aggiunto alla coalizione “progressista” che ha consentito di attingere voti tra i centristi e nel mondo moderato”. A dirlo l’ex deputato nazionale Santi Cappellani, eletto tra i 5 Stelle e poi transitato al Pd. E adesso parla come sostenitore della candidatura di Enzo Bianco a primo cittadino di Catania.

“Un consenso assolutamente trasversale – prosegue – dovuto alla reputazione, ai fatti, alla buona amministrazione. I numeri parlano chiaro. Nel 1993, quando il sistema elettorale prevedeva, per la prima volta, l’elezione diretta del sindaco ma non c’era il collegamento con le liste di coalizione, la lista dove Bianco figurava al primo posto (Patto per Catania) ebbe 41.693 voti a fronte dei 76.025 come sindaco al primo turno. Quindi quasi 25.000 voti di scarto. Nel 1997 Bianco, come sindaco, ottenne 108.464 voti a fronte degli 84.162 delle 8 liste a lui collegate (quella “Con Bianco per Catania” ebbe 41.044 voti). Anche qui ben oltre 20.000 voti di scarto. Nel 2000 il candidato del centrosinistra, Mario Libertini, ebbe 10.000 voti in più rispetto alle liste (71.506 contro 61.200) e venne sconfitto. Nel 2005, pur sconfitto a causa di operazioni compiute dagli avversari e dichiarate illecite dalla magistratura, Bianco raccolse oltre 14.000 voti in più rispetto alle liste (86.606 contro 72.328)”. 

Poi cita il caso 2018.

“Diverso il risultato del candidato Pd del 20o8, addirittura terzo dopo Stancanelli e Musumeci, che ottiene 29.707 voti come sindaco a fronte di un patrimonio da parte delle liste di 27.507 voti con un saldo positivo 2.000 voti. Più complesso il calcolo per gli anni successivi (2013 e 2018) a causa della doppia preferenza di genere ma anche in questo caso appare evidente che il candidato sindaco Bianco abbia avuto più preferenze personali dell’insieme delle liste a sostegno, tra le quali la più votata è stata sempre quella di diretto riferimento a Bianco (“Patto per Catania” o “Con Bianco per Catania”). Con le scelte dei giorni scorsi, dunque, i dirigenti del Pd catanese hanno preferito perdere un importante valore aggiunto ed affidarsi ad una “squadra” composta anche da tre candidati sindaci degli anni passati (Caserta e Iannitti nel 2013) che non solo non hanno portato alcun valore aggiunto ma non hanno eletto neanche un consigliere comunale. Oltre ad un’analisi prettamente numerica c’è da valutare l’impatto politico. Senza la figura moderata, esperta ed affidabile di Bianco lo sbilanciamento del centrosinistra a sinistra diventa eccessivo: diventa un sinistra-centro, in una città che non è nettamente di destra come qualcuno da anni vuol far credere ma certamente è stata sempre moderata e di centro. Non posso che discostarmi da una strategia a perdere che non fa contento nessuno, tranne chi prova a giocare a tanto peggio tanto meglio sulla pelle di Catania e dei catanesi”.


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