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Rissa davanti una discoteca di Catania: scattano anche i Daspo

I militari hanno accertato che la violenta colluttazione era scaturita da insistenti avances fatte a una giovane

Nell’ambito dell’attività di prevenzione e controllo del fenomeno della “mala movida”, fenomeno che con il venir meno delle restrizioni legate al Covid, è riapparso in diversi luoghi di aggregazione del centro cittadino, caratterizzati dalla presenza di numerosi locali pubblici meta di ritrovo di molti giovani, il Questore di Catania, all’esito dell’attività istruttoria svolta dall’ufficio misure di prevenzione personali della divisione anticrimine, ha emesso altri cinque provvedimenti di divieto di accesso a locali pubblici, che si aggiungono ai sette emanati lo scorso mese di luglio.

L’emissione dei provvedimenti è scaturita dai fatti verificatisi, alla fine dello scorso mese di maggio, all’esterno della discoteca denominata “Ecs Dogana”, ubicata in questa via Cardinale Dusmet, dove, un gruppo di giovani aveva partecipato ad una violenta rissa durante la quale un ragazzo, intervenuto per tentare di sedarla, veniva ferito gravemente con un’arma bianca riportando profondi tagli alla testa ed al collo giudicati guaribili in giorni 40.

Accurate indagini di polizia giudiziaria condotte dalla Compagnia Carabinieri di “Piazza Dante”, grazie anche alla visione delle immagini acquisite dai sistemi di video sorveglianza presenti sul posto, hanno consentito di identificare 5 ragazzi che avevano partecipato alla rissa.

Nel dettaglio, i militari hanno accertato che la violenta colluttazione era scaturita da insistenti avances fatte a una giovane, che aveva reagito colpendo il molestatore con uno schiaffo, scatenando così la reazione del molestatore, del suo fidanzato e di altri amici presenti. Al fine di calmare gli animi era intervenuto un altro giovane, estraneo ai fatti, che, però, per tutta risposta, aveva ricevuto diverse coltellate, che gli avevano causato ferite alla testa e al collo.

In conseguenza dei gravi fatti verificatisi gli stessi sono stati tutti denunciati alla competente Autorità giudiziaria.

All’esito dell’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica, valutata e accertata la pericolosità sociale del comportamento tenuto, al fine di garantire la sicurezza pubblica ed evitare il ripetersi di ulteriori episodi che possano mettere a rischio l’incolumità dei giovani avventori dei locali della “movida” catanese, il Questore ha emesso cinque divieti di accesso a tutti i locali pubblici ricadenti nella medesima zona in cui si è verificata la lite e nelle vie limitrofe e di stazionamento nelle immediate vicinanze e negli spazi antistanti, per la durata di 1 anno, a carico dei responsabili, tra cui una ragazza, C.B.A. di anni 27, P.G. di anni 21, S.L.W.R. di anni 22 e T.M.M.C. di anni 18, e di 2 anni per L.F., di anni 23.

Nello specifico, come previsto dal recente D.L. 130/2020, volto a tutelare la sicurezza di determinati luoghi pubblici o aperti al pubblico e contrastare episodi di violenza, di disordini all’interno o davanti a locali pubblici, il Questore di Catania, su richiesta dei Carabinieri della Compagnia di piazza Dante, ha applicato il “Daspo Willy”, quale risposta sanzionatoria ai violenti comportamenti posti in essere e a quegli episodi di “mala movida” che gli abitanti del centro cittadino denunciano da tempo.

La misura di prevenzione applicata ai cinque giovani è stata introdotta dal legislatore proprio allo scopo di arginare l’aumento delle aggressioni e dei delitti, quali furti, rapine e reati contro la persona, commessi da gruppi di giovani e giovanissimi nei confronti di altrettanto giovani vittime.

Il destinatario del provvedimento, infatti, può essere allontanato per un periodo fino a due anni, non da un solo locale o pubblico esercizio, ma da un’intera area della città, se quella è l’area in cui si ritrova abitualmente il gruppo che frequenta o in cui vengono commessi i delitti che, come sopra indicato, possono avere natura predatoria, fino ad arrivare a vere e proprie aggressioni alla persona.

L’eventuale violazione comporta una sanzione penale, infatti è punita con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e la multa da 8 mila a 20 mila.


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