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Università di Catania, illustrate le linee di ricerca del prossimo triennio in Scienze umanistiche

“La contaminazione dei diversi saperi è fondamentale per la crescita della società di oggi” ha detto il rettore Francesco Priolo

Da sin: il rettore Francesco Priolo e i docenti Marina Paino e Edoardo Massimilla

Le scienze umanistiche rivestono un ruolo sempre più fondamentale per la società di oggi e del futuro grazie a quella contaminazione dei diversi saperi e conoscenze. Per questi motivi occorre ripensare sempre più al ruolo delle discipline umanistiche, un settore di studio che vede in Italia una percentuale del 30% di laureati, tra le più alte tra i Paesi Ocse anche se purtroppo il dato non premia a livello occupazionale. In base ai dati del 2021, infatti, il tasso di occupazione dei nostri laureati in discipline umanistiche è tra i più bassi in Europa così come la quota di 30-34enni laureati in generale, appena il 26,8% in Italia contro il 41,6% nei Paesi dell’Ue”. Con queste parole il rettore Francesco Priolo è intervenuto, nell’Auditorium “Giancarlo De Carlo” del Monastero dei Benedettini, al colloquio di ricerca “Le linee di ricerca del Dipartimento di Scienze umanistiche. Verso il nuovo piano triennale” che si è svolto il 26 e 27 gennaio. Un lavoro scientifico avviato negli anni scorsi dal prof. Giancarlo Magnano San Lio e adesso coordinato dal prof. Antonino Sichera affiancato dai docenti Marco Mazzone e Stefania Rimini con il coinvolgimento fattivo ed entusiasta di dottori di ricerca, dottorandi e assegnisti.

L’Università di Catania sta investendo molto nella ricerca, basti pensare ai 21 progetti finanziati nell’ambito del Pnrr con oltre 120 milioni di euro, già approvati, destinati al nostro ateneo – ha aggiunto il rettore -. Il nostro ateneo, inoltre, investirà 2,5 milioni di euro per il progetto Piaceri e anche sulle risorse umane per la ricerca con bandi per quasi 150 posizioni tra dottorati e assegni di ricerca”.

E proprio sul “sostegno” alla ricerca è intervenuta anche la prof.ssa Marina Paino, direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche, che ha evidenziato “l’importanza delle risorse del Pnrr, soprattutto per gli atenei del Meridione, per colmare quel gap tra Nord e Sud”.

“Il Disum, in questi anni, ha dimostrato di avere tutte le competenze per fare ricerca di qualità con risultati importanti per il nostro territorio” ha aggiunto la prof.ssa Paino.

Nel corso della due giorni di lavori – alla presenza dell’Advisory Board composto dai docenti Andrea Bonaccorsi (Università di Pisa), Paolo Leonardi (Università di Bologna) e Edoardo Massimilla (Università Federico II di Napoli) – sono state discusse, in vista della redazione del nuovo Piano triennale della Ricerca Disum, le linee strategiche di ricerca per il prossimo triennio. In tutto sono 10 linee che fanno parte del piano triennale, cinque in più rispetto al precedente, che i docenti del Disum hanno esposto.

Linee di ricerca che spaziano idealmente dai saperi sul più remoto passato (si pensi alle archeologie) a quelli del presente e del futuro (come le Digital Humanities) in sintonia d’altronde con lo sviluppo della ricerca umanistica contemporanea.

In questo contesto (Digital Humanities) basti pensare all’attivazione in questi anni di una laurea magistrale in Scienze del testo per le professioni digitali e alla costituzione del Centro di Informatica Umanistica. Sono state ampliate le ricerche sull’ambiente e sul territorio in relazione alla crescita della progettazione ‘green’ (la Società italiana di Storia dell’Ambiente è presieduta da uno storico del Disum, il prof. Salvatore Adorno). Hanno sempre più spazio gli studi nel campo dell’intermedialità tra letteratura, musica, arti performative e cinema che possono vantare un’attrazione vasta di finanziamenti nazionali (Prin) e un pull di riviste affermate per il rilievo ad esempio del lavoro su Bellini o sulla cultura visuale.

Particolarmente attivo il cantiere di Tradizione e traduzione del classico con il prosieguo della importante tradizione testuale e con iniziative di attualizzazione e disseminazione come la collana del Corriere della Sera sulla lingua greca curata dai docenti del Disum. Dinamico e articolato è il campo di studi culturali e di genere che intreccia, a partire dalla costituzione di Genus – Centro interdisciplinare studi di genere, linee appartenenti a saperi diversi che trovano importanti occasioni di disseminazione e aprono prospettive progettuali ad ampio raggio.

Restano centrali nella ricerca del Disum l’esperienza di punta sul Patrimonio culturale, basti pensare alle scoperte dell’équipe archeologica del dipartimento a Bagdad sull’antica Babilonia, e le ricerche dell’Italianistica catanese con un ruolo principale nelle edizioni nazionali di Verga e di Pirandello, così come all’edizione delle opere di Croce e di Pavese.

Vanno emergendo anche le ricerche sul piano del plurilinguismo e della mediazione linguistica e culturale con il dipartimento che ospita un cospicuo numero di studiosi di lingue (anche grazie al Centro di ricerca interuniversitario come Polyphonie). Di particolare rilevanza il laboratorio sui testi filosofici con la tradizione di studi sullo storicismo tedesco e sulle ‘filosofie’ di altri mondi e culture. Una costola degli studi filosofici e linguistici si è concentrata sulla dimensione pragmatica e cognitiva del linguaggio e dei testi, in una rete di contatti internazionali prestigiosi e con il riconoscimento di finanziamenti su programmi Prin. Attività di ricerca che sono sostenute anche dai due dottorati in Patrimonio culturale e in Scienze dell’Interpretazione.


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